L'appello di Dio alla santità

Un giorno una parola – commento a  Malachia 3, 17

«Essi saranno, nel giorno che io preparo, saranno la mia proprietà particolare», dice il Signore degli eserciti; «io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve»
Malachia 3, 17

Egli ci ha predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà
Efesini 1, 5

Andando un po' più in lá rispetto a quanto il verso di Malachia ci esprime, potremmo dire che Dio rivolge ai suoi figli ed alle sue figlie un appello, che si traduce poi in una dichiarazione, in una sua promessa “sarete mia proprietà particolare”. Un appello alla santità, è questo l’invito che Dio rivolge al suo popolo, a noi suo popolo, un popolo che Lui stesso dichiara essere “una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato” (1 Pietro 2, 9). Spesso queste parole suscitano in noi il classico senso di colpa derivante da una “presunta presunzione”: essere santi si può? Dichiararsi tali non è forse un tantino presuntuoso? Eppure la Scrittura ci ribadisce, a più riprese, lo zelo che Dio mostra nei confronti di coloro che lo temono e rispettano il suo Nome (Malachia 3, 16), i quali gli appartengono e che Lui risparmia da un destino altrimenti segnato. Li rende santi, appartati per Lui e in Lui, amati da Lui, oggetto della Sua cura e della Sua gelosia, sua proprietà particolare, rispetto al nulla, alla vanità, che nega a Dio ed alla sua presenza qualunque utilità. Nessuna presunzione, dunque, nel prendere atto di questo smisurato amore che Dio mostra per l’umanità, che lo spinge ad acquistarla a caro prezzo attraverso l’offerta sulla croce di Gesù Cristo, che diventa per noi il primogenito dai morti. È la Parola che ci assicura la chiamata all’adozione a figli e figlie di Dio per mezzo di Gesù Cristo, sebbene spesso riusciamo anche a mettere da parte questa profonda verità per lasciar spazio ai nostri pensieri ed ai nostri sensi di colpa che tendono ad allontanarci da Dio, vanificando in noi il suo sacrificio. Il Signore, invece, ci chiama a prendere atto della verità da Lui proclamata: «voi mi siete figli e figlie, mi appartenete, e siete per me più preziosi della pupilla del mio occhio. Ho dato tesori e popoli in cambio della vostra vita, ho donato me stesso per risparmiarvi e fare di voi nuove creature». Afferriamo, dunque, il dono già preparato per noi.

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