Saving Children: per la salute dei bambini

Un progetto che costruisce un ponte di speranza e di pace, in luoghi dove questa parole non sono scontate

Il progetto Saving Children del Peres Center for Peace and Innovation di Tel Aviv nasce 18 anni fa. Grazie a questa iniziativa, in questi anni oltre 12.500 bambini palestinesi sono stati curati negli ospedali di Israele. Saving Children collabora con le strutture sanitarie israeliane e palestinesi per la degenza e la cura in ospedali israeliani di bambini palestinesi, affetti da patologie gravi non affrontabili attualmente dal sistema sanitario palestinese. Segue e gestisce tutto l’iter logistico e burocratico che permette ai bambini di partire da Gaza o dalla Cisgiordania e arrivare in Israele. I casi da trattare vengono segnalati dal servizio sanitario palestinese. 

«Questo progetto ha deciso di nascere da solo e ha usato me per prendere vita» spiega con grande umiltà l’ideatrice e promotrice del progetto: Manuela Dviri, scrittrice e giornalista italo-israeliana, che da anni porta avanti la sua attività per la pace. 

In realtà, Manuela si è spesa moltissimo in questi anni non solo per la nascita del progetto di Saving Children, ma anche per la sua sopravvivenza. Una continua ricerca di fondi, finanziamenti, sostegni non solo economici, ma anche umani, sociali, culturali. 

Racconta Manuela «Nel 1998 morì in combattimento mio figlio Ioni, soldato di leva ventenne, durante la guerra col Libano. Poco dopo conobbi un’altra madre, palestinese residente a Betlemme, che mi raccontò di un bambino gravemente malato di leucemia che doveva essere curato in Israele, ma le cure erano troppo costose per la famiglia. La storia mi colpì molto e profondamente. Mancavano circa 5mila euro per continuare ad avere le cure e decisi di scrivere un articolo per il Corriere della Sera, per il quale lavoravo in quel periodo, agli inizi degli anni 2000. Nacque in quel modo Saving Children e riuscimmo a raccogliere il denaro mancante, senza chiederci se saremmo riusciti a trovarne ancora. Il progetto è sempre andato avanti, in tutti questi anni. Gran parte dei fondi sono arrivati da varie regione italiane e anche attraverso il sostegno importante dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese».

Oltre ai percorsi di cura per i bambini, il progetto ha sviluppato anche una parte dedicata alla formazione specialistica di medici palestinesi in strutture israeliane. Grazie a questa iniziativa, si sono formati oltre 100 medici che sono poi tornati a lavorare negli ospedali pubblici palestinesi.

Dal 2005 a Torino esiste il Comitato Amici Centro Peres per la Pace, per i bambini palestinesi, un punto di riferimento importante per la raccolta fondi e la sensibilizzazione.

Maria Lodovica Chiambretto, presidente dell'associazione Amicizia ebraico cristiana di Torino e membro del Comitato, racconta che «la Onlus è riuscita, negli anni, ad ottenere vari finanziamenti dalla Regione Piemonte, da privati, province ed enti solidali. In questi anni abbiamo raccolto circa 700mila euro, di cui più della metà provenienti da privati, da persone che sostengono il progetto perché credono nella sua bontà e giustizia. Ognuno può contribuire, anche portando idee e proposte: si possono fare tante cose insieme».

Abbiamo chiesto a Manuela Dviri quali siano le esigenze più attuali: «il presente è sempre più difficile, i fondi scarseggiano, c’è una guerra di mezzo, le richieste sono quindi aumentate e cercare di andare avanti diventa un lavoro molto faticoso. A volte purtroppo dobbiamo prendere decisioni strazianti e dire di no a qualcuno, è terribile. Però il progetto è talmente “giusto”, bello e corretto che non si arrende, nonostante tutte le difficoltà. E quindi non ci arrendiamo neanche noi… ».
 

 

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