Fermi come una montagna

Un giorno una parola – commento a Romani 5, 2

I giorni dell’uomo sono come l’erba; egli fiorisce come il fiore dei campi; se lo raggiunge un colpo di vento esso non esiste più e non si riconosce più il luogo dov’era. Ma la bontà del SIGNORE è senza fine per quelli che lo temono, e la sua misericordia per i figli dei loro figli 
Salmo 103,15-17

Mediante Gesù Cristo abbiamo avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio
Romani 5, 2

Alcuni mesi fa, durante un webinar sulla meditazione zen, qualcuno ha detto che durante le tempeste della vita, quando tutto intorno a noi si muove e si trasforma e noi non possiamo farci nulla, bisogna innanzitutto accettare che tutto nella nostra vita cambia, anche noi stessi. Questo è il concetto di impermanenza, tanto caro alla filosofia buddista. Accettare l’impermanenza come una benedizione è quindi il primo passo per affrontare i cambiamenti. Il secondo è quello di immaginare di essere come una montagna che nonostante il vento e le intemperie si staglia dritta e maestosa verso il cielo, radicata com’è alla terra, senza muoversi e senza piegarsi: niente e nessuno può scalfire la sua bellezza e la sua fierezza. Bisogna quindi portare con noi la fermezza della montagna per essere stabili, forti ed in equilibrio nell’attraversare la precarietà che ci circonda e ci coinvolge.  

La Parola di oggi afferma che la nostra fermezza ci è data dalla grazia del nostro Signore Gesù Cristo, alla quale abbiamo accesso per fede. Stare fermi nella grazia quindi come approccio alla vita, con i suoi cambiamenti e le trasformazioni che vediamo in noi e attorno a noi. Stare cioè fermi con fiducia, non contando i giorni con le loro difficoltà e fatiche, ma vivendo il tempo, consapevoli di essere parte di un piano più grande, difficile forse da cogliere adesso, da vivere però con fiducia e con la speranza che “tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio”, dirà l’apostolo Paolo più avanti nella stessa lettera (8, 28).

Stare fermi in quella grazia che ci precede quindi e che Cristo, attraverso la sua venuta nel mondo, ha già preparato per noi in ogni cosa della nostra vita, piccola o grande che sia, con i nostri sentimenti e i nostri bisogni, le nostre convinzioni e i nostri desideri. 

Gloriamoci quindi nella speranza della gloria di Dio, eretti come montagne nel tempo che ci è dato di vivere, sereni e fiduciosi perché consapevoli di essere fermi nella sua grazia. Amen.

Interesse geografico: