Testimoni del Regno di Dio

Un giorno una parola – commento a Romani 14, 17

Io ti darò per magistrato la pace, per governatore la giustizia
Isaia 60, 17

Il regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo 
Romani 14, 17

Senza giustizia, la pace è poco più che una parola vuota, un concetto astratto, un’utopia, un pio (ed irrealizzabile) desiderio.

Solo se da credenti ci siamo lasciati plasmare dalla Paola vivente, potremo apprezzare la pace, una pace che non sia solo assenza di guerre e conflitti, ma una pace che sgorghi dal profondo del cuore di una umanità rinnovata dal Padre in quella fatidica alba della Pasqua; una pace, quindi, che venga da lontano, una pace sospirata e procacciata da chi non ammette più l’ingiustizia tra gli esseri umani. Chi si adopererà per questa pace, per la pace offerta da Dio in Cristo, sarà considerato figlio e figlia di Dio (cfr. Matteo 5, 9).

Figli e figlie di Dio rigenerati nel segno della pace: il giorno di quella fatidica Pasqua, il Risorto salutò i discepoli e le discepole nascosti e tremebondi col saluto della pace: Pace a voi! (cfr. Luca 24, 36). Eppure, a pensarci, quella pace era stata annunciata e donata all’umanità gradita a Dio in un altro memorabile momento: nella notte di Natale.

Dunque, la testimonianza dei Vangeli ci dice che tutta la missione del Figlio di Dio su questa terra resta inclusa nel segno della pace, e non a caso Isaia indica l’unto di Dio come Principe della pace (cfr. Isaia 9, 5).

Agiamo coerentemente alla vocazione rivoltaci dal Signore di essere autorevoli testimoni del Regno che viene, un regno di gioia ove non ci sarà più spazio per lacrime e dolori: il Regno di Dio, proprio quello annunciato e predicato dal Nazareno. 

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