È tempo di Confronti e di Spiriti liberi

Arriva nelle case degli abbonati e in molte librerie il numero di maggio del mensile Confronti con una sorpresa allegata: il libro di Marzia Coronati «Spiriti liberi – quattro fedeli dalla vita spericolata» 

In questi giorni arriva nelle case degli abbonati e in molte librerie il numero di maggio del mensile di «religioni, politica e società» Confronti (edito dalla Cooperativa Com Nuovi tempi e diretto da Claudio Paravati) con una sorpresa allegata: il libro di Marzia Coronati dal titolo Spiriti liberi – quattro fedeli dalla vita spericolata.  Volume che racconta la storia di Mario Alberto Rollier, Lidia Poet, Giovanni Franzoni e Tullio Vinay e impreziosito dalle illustrazioni di Vittorio Giacopini e la prefazione di Goffredo Fofi.

Vediamo la rivista.

Sono quattro gli editoriali: Libertà religiosa di Takoua Ben Mohamed; La festa del lavoro, che fu, e le destre di Claudio Paravati; Il soffio di Draghi sulla Libia in fiamme di Maurizio Ambrosini e infine Tasse e incentivi per incidere sulla transizione ecologica di Vittorio Cogliati Dezza.

«Con il blocco dei licenziamenti, e la bolla dei prestiti e del debito – scrive Paravati –, i fuochi rimangono accesi sotto le ceneri, e arriverà presto la resa dei conti sullo stato di salute del nostro mondo lavorativo. I segnali non sembrano essere incoraggianti. […]».

Tra i servizi: Israele, o paralisi o sulla china di una democrazia illiberale di Giorgio Gomel e un’intervista al politico Mossi Raz; Il Myanmar visto da Cecilia Brighi; l’Egitto e la piazza Tahrir da non dimenticare di Azzura Meringolo; e ancora approfondimenti sugli Usa, la Groenlandia, il Kosovo e la Chiesa cattolica e le eresie con Luigi Sandri; le migrazioni con Ludovico Basili, e la Loggia P2, un caso ancora aperto con l’analisi di Roberto Bertoni. Chiudono le segnalazioni, i libri e le rubriche di Stefano Allievi, Enzo Nucci, Samuele Pigoni (sulla stanchezza legata alla pandemia), la teologia di Fulvio Ferrario e le pagine latinoamericane di Nadia Angelucci e il ritratto di Elio Vittorini fasto da Goffredo Fofi, per chiudere con i «dispacci di pace» di Raul Caruso e il Data Journalism di Michele Lipori.

Il libro allegato.

«Quattro spiriti liberi, quattro personalità eclettiche, poliedriche e diverse, accomunate da una vocazione sincera, da un’ostinata caparbietà e da una sicura consapevolezza di volere vivere la vita con e per la comunità, sempre al fianco dei deboli e delle minoranze», si legge nella presentazione.

Dalla collaborazione tra il Centro Studi Confronti e Radio Rai Tre è nato anche un ciclo radiofonico in quattro puntate, ricorda Paravati, andato in onda alle 14.30 del 8-9-e che proseguirà il 15 e il 16 maggio. Le trasmissioni saranno ospitate all’interno del programma Vite che non sono la tua e che saranno disponibili in podcast.

«Perché leggere queste storie? Perché ascoltarle? Perché raccontano un pezzo d’Italia – spiegano i promotori dell’iniziativa all’Agenzia stampa Nev della Fcei –, visto da un’angolazione insolita, ma soprattutto perché aiutano a tracciare una traiettoria. Sono storie costellate di incontri con intellettuali, artisti, pensatori di cui oggi raccogliamo, o dovremmo raccogliere, l’eredità. Nel corso della sua carriera Lidia Pöet ha incrociato Cesare Lombroso, Victor Hugo, Paul Verlain, Guy del Maupassant, il senatore Giovanni Agnelli. Nella sua casa in via Poerio 37, a Milano, Mario Alberto Rollier nell’agosto del 1943 ha ospitato ventidue persone, tra gli altri, intorno al tavolo del suo salotto, c’erano Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, ancora segnati dal lungo confino a Ventotene, fu lì che sono state prese decisioni cruciali per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Quando viveva a Firenze, durante la Seconda guerra mondiale, Tullio Vinay – riconosciuto Giusto tra le nazioni – ha aiutato molti ebrei a salvarsi; tra i tanti c’era anche Robert Einstein, il cugino primo di Albert. Vinay poi si è trasferito in Piemonte, dove ha costruito un centro giovanile, Agape, frequentato, tra gli altri, da Raniero Panzieri, Goffredo Fofi, Giovanni Mottura. Giovanni Franzoni per anni ha posseduto uno sfarzoso anello, glielo aveva donato papa Paolo VI qualche anno prima che il monaco rinunciasse a una delle cariche più alte della gerarchia ecclesiale cattolica per condividere la sua vita con operai, senzatetto e prostitute».

«I loro nomi – afferma Confronti – non compaiono nei libri di storia, quella con la “S maiuscola”, eppure nella vita “i quattro” sono stati attori e testimoni dei passaggi storici essenziali degli ultimi 150 anni d’Italia. La loro vita, le loro opere, ci insegnano molto. Era più facile orientarsi per i “buoni” e “spericolati” di ieri in confronto con quelli di oggi? Si chiede Goffredo Fofi nell’introduzione al libro, la sua risposta è un imperativo al fare e un monito per tutti: «Credo di sì, se penso agli anni in cui erano vivi e presenti modelli come questi Quattro, e come tanti altri simili a loro. Ma la molla (la vocazione) è infine la stessa, in tutti i tempi e in tutti i paesi: “fa’ quel che devi, accada quel che può”».

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