12 proposte di pace e disarmo per il Recovery Plan

La Rete italiana di pace e disarmo, di cui fa parte anche la Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, chiede: “Draghi ci riceva e ascolti le nostre proposte”

La Rete italiana pace e disarmo (Ripd) ha sollecitato il Presidente del Consiglio Mario Draghi a un incontro. La richiesta è accompagnata dal rilancio delle 12 proposte elaborate dalla Ripd. Le proposte sono per un utilizzo nonviolento e civile dei fondi europei “Next Generation EU”. Stiamo parlando di un utilizzo delle risorse del cosiddetto “Recovery Plan” che, per la Rete pace e disarmo, non dovrebbe in alcun modo aprire a possibili destinazioni “armate”.

Le 12 proposte sulle quali la Rete ha chiesto il confronto con Draghi, invece, sono basate su percorsi di pace, disarmo e nonviolenza. Inoltre, sul rilancio di economia e servizio civile.

Per ora nessuna risposta ufficiale alle “12 proposte di pace e disarmo per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)”.

La richiesta della Rete, che coordina oltre 70 organizzazioni della società civile italiana, avviene dopo la prima fase di dibattito parlamentare su interventi legati ai fondi Next Generation EU.

Della Rete italiana di pace e disarmo fa parte anche la Commissione globalizzazione e ambiente (Glam) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FceiI).

Nel comunicato diramato oggi, la RiPD afferma: «A partire da una bozza presentata dal Governo Conte, le Commissioni nelle scorse settimane hanno redatto una Relazione con una serie di pareri e richieste ora all’attenzione dell’Esecutivo. Tra le richieste aggiuntive, non previste nelle bozze iniziali, anche la possibile destinazione ‘armata’ di parte degli stanziamenti. Una anomalia ritenuta errata e problematica e rivelata per prima dalla Rete Italiana Pace e Disarmo stessa».

La richiesta della Rete è quella di dare ascolto anche alla società civile. «In particolare alle associazioni del mondo pacifista, del volontariato, del servizio civile. Del lavoro, del disarmo, della nonviolenza, della cooperazione e della cultura che noi rappresentiamo. Non possiamo accettare che le basi da cui far ripartire il nostro Paese siano anche armate. E che ancora una volta si privilegino gli interessi delle industrie belliche, anziché affrontare con nuovi e più sensati strumenti le sfide epocali che abbiamo di fronte».

Nel comunicato si denuncia l’impatto ambientale della produzione e del commercio di armi, con conseguenze incalcolabili anche in termini di perdite umane. E si richiama al dettato costituzionale. Quindi, «ai principi e ai valori della pace. Della cooperazione. Della solidarietà. Al rispetto dei diritti umani per tutti, senza discriminazione alcuna».

Dichiara Sergio Bassoli, coordinatore della RiPD: «Va ricordato inoltre come nel percorso di elaborazione dei pareri che hanno poi aperto la strada a possibili aumenti della spesa militare con i fondi del Recovery Plan, le Commissioni Difesa di Camera e Senato abbiano audito solamente i rappresentanti dell’industria militare, ignorando la nostra prima richiesta di confronto. Da qui l’urgenza di un nuovo appello in tal senso al Governo e il nuovo invio a Mario Draghi delle proposte da noi elaborate».


Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, in risposta alla crisi pandemica.

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