Vivere nel timore del Signore

Un giorno una parola – commento a Proverbi 23, 17

Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma perseveri sempre nel timore del Signore 
Proverbi 23, 17

Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» 
Luca 23, 34

Ci sono peccatori che in forza della loro mala condotta accumulano ricchezze e potere e, per molti, diventano modelli da imitare, soggetti che suscitano invidia. La criminalità e la corruzione, anche a livelli alti della società, si radicano nel sottosuolo di chi li invidia e li emula. Ecco un quadro che ci sta davanti agli occhi, con cui la nostra società deve fare continuamente i conti in una specie di gioco, poi non tanto gioco, a guardie e ladri, dove il sangue scorre copioso.

Il modo di sottrarsi alle lusinghe del peccato non è la paura del castigo, né la paura di venire beccati con le mani nel sacco dalle forze dell’ordine. L’argine ai modelli perversi che il peccato assume continuamente davanti i nostri occhi è, come ripetiamo da diverso tempo, una nuova cultura, una cultura della legalità, del rispetto del prossimo e dei suoi diritti. Tutto questo il brano di Proverbi lo chiama “timore del Signore” e ci invita a creare un triangolo in cui noi e il prossimo siamo connessi dalla realtà del Signore. Senza il Signore come arbitro e guida nei nostri comportamenti diventiamo aridi, disumani, privi di amore.

È per il grande amore che Gesù nutriva per l’umanità, peccatrice e malvagia per quanto si voglia, che egli innalzò la preghiera più sconvolgente che abbiamo mai sentito: “Padre, perdona loro …” e la pronunciò nel momento del massimo dolore causato dai chiodi della croce e dallo sconforto dell’abbandono. 

Gesù rimane per noi inimitabile, ma non per questo da accantonare. La sua preghiera sulla croce ci ricorda il Padre Nostro: “perdona a noi come noi perdoniamo ai nostri debitori …”. Non vogliamo rischiare la tentazione di non perdonare e di desiderare la distruzione dei nostri debitori. Pregheremo perché i peccatori si ravvedano e vivano, cosa di cui si compiace il Signore (Ez. 33, 11).

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