Vivere nella luce

Un giorno una parola – commento a I Tessalonicesi 5, 5

Se sto seduta nelle tenebre, il Signore è la mia luce 
Michea 7, 8

Voi tutti siete figli di luce e figli del giorno 
I Tessalonicesi 5, 5

Noi siamo figli di luce e figli del giorno. È proprio vero? Corrisponde alla nostra esperienza quotidiana? Siamo davvero così illuminati da diventare luminosi per chi ci sta accanto? E quindi siamo di conforto e di monito per coloro che vivono con noi?

I due passi di oggi affermano che chi crede non deve più temere il buio: il Signore, la luce che squarcia le tenebre e illumina il mondo, è al nostro fianco e ci dona la luce.

Ma nel portarci dalla notte al giorno, Egli illumina anche i recessi più oscuri delle nostre stanche vite, ma quanto spesso noi stessi non vogliamo che tali recessi siano illuminati! Quanto spesso abbiamo bisogno delle tenebre per non dover rendere conto di noi stessi, non solo a Dio, ma neppure a noi stessi e a chi ci vive accanto! Quanto più rassicuranti sono le tenebre dove, non visti, possiamo nutrire la nostra debolezza, la nostra tenacia nel crearci falsi dei, l’incapacità ad assumerci le nostre responsabilità, non solo come credenti, ma perfino come cittadini.

Il passo di Tessalonicesi prosegue affermando che quando riusciamo a vivere nella luce possiamo anche indossare “la corazza della fede e dell’amore” ed avere “per elmo la speranza della salvezza”: il Signore non ci lascia dunque soli nella sua luce, ma ci aiuta a vivere una vita coerente con essa, difendendoci da noi stessi e dal male che ci circonda.

E dunque non dobbiamo temere il giorno, che ci mette a nudo, ma accoglierlo con fiducia, sapendo che “Dio non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo”. Amen!

 

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