Reagire alle avversità attraverso la fede

Un giorno una parola – commento a Genesi 37, 14

Giacobbe disse a Giuseppe: «Va’ a vedere se i tuoi fratelli stanno bene e se tutto procede bene con il gregge»
Genesi 37, 14

Cercate ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri 
Filippesi 2, 4

Quando si ama qualcuno, viene spontaneo prendersene cura con piccoli gesti continui. Il pensiero corre sempre verso di lui o lei, vogliamo sapere se sta bene, se ha mangiato, se ha freddo, se ha bisogno di qualcosa. Segni di attenzione e gentilezza per rassicurarsi che non manchi niente alla persona cara. Atti che si compiono perché è importante far sentire la propria presenza e accertarsi che tutto vada bene. Chiedere: “Hai mangiato?”, anche ad un adulto capace e indipendente, sottolinea la cura che si ha per quella persona, quanto ci teniamo anche se possiamo sembrare ridicoli per eccesso di apprensione. A volte questa tenerezza non viene ricambiata e possiamo incontrare qualcuno che ci tradisce, come hanno fatto i fratelli di Giuseppe. Gesù ci insegna ad amare il nostro nemico, di porgere l’altra guancia e di vivere l’amore incondizionato. Ecco una delle cose più complicate da mettere in atto, perché l’animo umano non è ancora pronto. Molti hanno creduto che il periodo di pandemia ci potesse portare ad un mondo migliore, dove la solidarietà fosse l’arma vincente per contrastare questo periodo di crisi. Ma non è così, la cattiveria aleggia ancora in mezzo a noi e molte persone sono cambiate per via dell’ansia che provoca il dover proteggersi da un nemico invisibile che chiunque può trasmetterci. Se la paura prende il sopravvento è inevitabile che vi sia frustrazione e rabbia, difficoltà nel comprendere il punto di vista di chi abbiamo di fronte ed è facile perdere la pazienza. Episodi pieni di aggressività e violenza capitano più facilmente e si diventa meno tolleranti. Come credenti abbiamo il compito di rimanere vigili e continuare a portare una testimonianza concreta del messaggio evangelico anche nelle circostanze più difficili. Non possiamo permetterci di perdere il senso dell’umanità, ma al contrario trovare attraverso la nostra fede il modo di reagire alle avversità con forza e coraggio. Giuseppe è stato tradito dai suoi fratelli, ma quando li incontra dopo tanti anni in Egitto, dove lui ha una posizione di forza e loro sono nel bisogno, anche se ha dei pensieri di vendetta alla fine non li mette in atto e condivide con i famigliari le sue ricchezze. Abbiamo bisogno di solidarietà e di qualcuno che si prenda cura noi. Cerchiamo di ricordarcelo per essere i primi a compiere gesti d’amore in ogni circostanza, perché ciò che noi desideriamo per noi stessi, facilmente lo desiderano anche gli altri. Amare noi stessi, vuol dire riconoscere i nostri bisogni.  Rispecchiarsi negli altri che come noi non amano essere giudicati, contrastati con arroganza o sentirsi soli, vuol dire comprendere che attraverso l’amore e il rispetto reciproco si possono vincere le paure e le intolleranze che creano incomprensioni, a volte anche violenza, senza un perché.

Interesse geografico: