Per un San Valentino consapevole

Una donna su tre subisce nel corso della sua vita una qualche forma di violenza fisica, psichica, sessuale e il 65% degli stupri è commesso dal partner attuale o precedente o da un famigliare: dunque a casa

Per San Valentino, il Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) – come già abbiamo ricordato – ha lanciato una Campagna per la lotta contro la violenza sulle donne e ha chiesto che nel giorno in cui il mondo celebrerà l’amore (il 14 febbraio), si possano inserire e condividere, e dunque «postare» sui propri social network, immagini e messaggi per sensibilizzare e contrastare ogni forma di abuso e di potere rivolto contro le donne. 

«Messaggi – spiega il Cec – che invitino alla riflessione nell’anno in cui la “pandemia ombra” è stata quella di abusi domestici e di violenza. Una violenza cresciuta in modo allarmante in concomitanza con i blocchi innescati dal al Covid-19». 

Da alcuni anni il Cec contrasta la violenza sulle donne attraverso una Campagna chiamata Giovedì in nero e lo fa invitando tutti e tutte ad aderirvi con l’hashtag #ThursdaysinBlack, dunque a indossare qualcosa di nero ogni giovedì e di condividere le proprie foto su Twitter,Facebook e Instagram, dunque «mettendoci la faccia» e dichiarando pubblicamente di far parte di un movimento globale che resiste agli atteggiamenti e alle pratiche che consentono stupri e violenze. 

Anche in Italia le chiese si muovono e da tempo.

Ad esempio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e l’ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza episcopale italiana (Cei) il 9 marzo del 2015 (presso Senato della Repubblica) firmarono congiuntamente un Appello ecumenico contro la violenza alle donne; rappresentanti della Fcei (a firmare allora c’era Gabriela Lio, oggi presidente della Federazione donne evangeliche in Italia - Fdei) e della Cei, approvarono il documento insieme a tanti rappresentanti cristiani presenti sul territorio nazionale e appartenenti alle tre grandi tradizioni: ortodossa, riformata, cattolica.

Già perché la violenza sulle donne è una violenza atavica. Purtroppo tristemente attuale.

Un articolo di Mariangela Gritta Grainer, utile e ben fatto, è disponibile nella home page del sito Articolo 21, l’Associazione nata per difendere la libertà d’informazione e che opera per garantire il diritto di informare e il diritto ad essere informati. 

Gritta Grainer ricorda che «La prima donna uccisa nel 2021 è stata una bambina, Sharon Barni, di appena 18 mesi, uccisa dal compagno della madre dopo essere stata “violata” e picchiata». Che altre sette donne sono state uccise in meno di un mese e mezzo. L’articolo riporta nomi e cognomi, una lunga lista di donne uccise perché donne. «Sappiamo da numerose inchieste - prosegue Gritta Grainer - che una donna su tre subisce nel corso della sua vita una qualche forma di violenza fisica, psichica, sessuale; e che il 65% degli stupri è commesso dal partner attuale o precedente o da un famigliare: dunque a casa. I femminicidi segnalano forme di violenza “estrema” che sempre coinvolge i figli: restano senza la mamma o addirittura sono vittime di uccisione insieme alla mamma. 

È successo anche che i figli siano stati uccisi per infliggere una crudele “punizione” alla donna che ha deciso di lasciare il compagno violento. Sappiamo – afferma ancora Grainer – che nel periodo del lockdown e in generale durante questa pandemia i femminicidi sono aumentati (91 nei primi 10 mesi del 2020) e sono aumentate le violenze dentro casa».

«La Federazione donne evangeliche in Italia – dice a Riforma.it la presidente Fdei, Gabriela Lio – è particolarmente preoccupata del fatto che l’incremento delle denunce di violenza riguardi l’ambito familiare e che la maggior parte dei maltrattanti siano uomini italiani, mariti, conviventi o comunque persone conoscenti dalle vittime. La convivenza coercitiva, il non avere la rete di relazioni esterne, come è avvenuto ad esempio in occasione del lockdown, ha aggravato una situazione per molte donne già precedentemente difficile e acuito conflitti interni e molte situazioni di sopraffazione. È necessario essere ancor più vigili in situazioni di chiusure come quelle imposte dalla pandemia. I centri antiviolenza, in Italia 338, si prendono in carico tante donne in situazioni difficili e dopo i drastici provvedimenti sanitari hanno confermato che a causa del lockdown si è registrato un sensibile aumento di richieste d’aiuto».

La violenza è dunque maschile, in linea di massima. Un dato incontrovertibile e da interiorizzare e affrontare senza indugi. 

Un’associazione negli anni è riuscita imprimere una svolta: Maschile Plurale. Costituitasi a Roma nel maggio del 2007, rappresenta una realtà di uomini con età, storie, percorsi politici e culturali e orientamenti sessuali diversi, radicati in una rete di gruppi locali di uomini più ampia e preesistente. I membri dell’Associazione sono impegnati da anni in riflessioni e pratiche di ridefinizione della identità maschile, plurale e critica verso il modello patriarcale, anche in relazione positiva con il movimento delle donne.

Uno degli ultimi incontri di Maschile Plurale si è tenuto recentemente (lo scorso novembre) su Zoom (ormai diventato la nostra agorà virtuale), il titolo era: Uomini e donne, da dove ripartire?

Tra le domande alle quali si è tentato di rispondere: «cosa cambierebbe se come uomini e come padri mettessimo al centro delle nostre relazioni il riconoscimento della vulnerabilità, dei bisogni e dei desideri di ciascuno, anziché l’ossessione per il controllo e l’autocontrollo? Se ripensassimo il nostro corpo e il nostro sesso non come un’arma da scaricare ma come una soglia che si sporge a incontrare un altro desiderio?

Se provassimo a metterci in ascolto dei nostri diversi vissuti e bisogni, accettando la fatica del confronto e del conflitto anziché delegare a “uomini forti” e a esperti per trovare una via d’uscita? Se testimoniassimo un’idea di politica fondata sull’incontro e la convivenza tra diversi, anziché sulla chiusura e l’odio verso le alterità prossime e distanti?

Se ripensassimo l’economia e il lavoro in termini di cura, condivisione, manutenzione e ben-vivere quotidiano anziché in termini di crescita dei profitti e di sviluppo illimitato?».

Tra i molteplici documenti realizzati dall'Associazione Maschile Plurale, segnaliamo il video-documentario realizzato nell’ambito del Progetto Insieme finanziato dalla Comunità Europea in qualità di partner del Progetto insieme al Comune di Andria, Sater s.r.l. Impresa Sociale, Icare Formazione e Sviluppo onlus (ente capofila) e Maschile Plurale – parter associato), relativo al laboratorio teatrale “Le spose di BB” realizzato ad Andria nel 2018, coinvolgendo un gruppo di uomini che si proposero per affrontare l’argomento della violenza di genere, mettendosi nei panni delle donne vittime di femminicidio.