Falò valdesi… proviamo a fare chiarezza

Un documento inviato dalla Prefettura sembra concedere l’autorizzazione per l’accensione dei falò per la ricorrenza del XVII Febbraio, ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto al presidente della Commissione esecutiva distrettuale del primo distretto, Mauro Pons

«Il 17 febbraio si avvicina e i falò della libertà nelle valli valdesi potranno riaccendersi. L’ok è appena arrivato dalla Prefettura», questa è la notizia che gira sul web. É davvero così? Non è detto e pare che l’autorizzazione inviata dalla Prefettura non sia di facile interpretazione.

Abbiamo chiesto delucidazioni a Mauro Pons, presidente della Commissione esecutiva distrettuale del primo distretto delle Chiese valdesi.

«Su sollecitazione della delegata della Tavola valdese (organo di governo nazionale delle chiese metodiste e valdesi) due Unioni montane avevano interpellato la Prefettura di Torino in tema di autorizzazioni per l’accensione dei falò in occasione del XVII Febbraio (da 173 anni i valdesi celebrano il 17 febbraio in ricordo del riconoscimento dei loro diritti civili da parte del Re di Sardegna, Carlo Alberto. È una festa sentita con particolare solennità nelle valli valdesi del Piemonte, dove il 17 febbraio ha assunto il carattere di festa civile e non solo  religiosa: da un lato i cortei e i falò notturni – in memoria di come, di valle in valle, si diffuse la notizia delle concesse libertà – dall’altro i culti celebrati nei diversi templi, ndr); nella sua risposta la Prefettura – dice Mauro Pons – equiparando il tutto, compresi i falò, a “un’attività religiosa”, si è limitata a rinviare al rispetto delle prescrizioni previste dal Protocollo sottoscritto, lo scorso mese di maggio, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con le Chiese protestanti, in vista del riavvio delle attività in presenza nei locali di culto dopo il primo lockdown».

– In pratica decisioni e conseguenti responsabilità sono demandate alle autorità religiose competenti.

«Il documento infatti, – prosegue Pons –, non concede affatto un via libera generalizzato e non fa certamente venire meno le disposizioni generali che vietano gli assembramenti, che portano a escludere la fattibilità di cortei e la riunione di molte persone intorno ai falò, con la difficoltà di assicurare il pieno rispetto di tutte le prescrizioni anti-Covid. Il secondo e terzo Circuito delle nostre chiese hanno affrontato seriamente la questione riconoscendo la competenza dei Concistori a decidere se accendere o meno i falò, previa consultazione con le autorità comunali, visti gli indubbi profili di sicurezza e salute pubblica coinvolti. A Pinerolo, a esempio, molto probabilmente si accenderà un falò simbolico alla “Gioietta” di Bricherasio. Nel I Circuito, a Luserna sembra si sia deciso di provare ad accenderne uno, senza il corteo; a Torre Pellice avrà luogo una fiaccolata “stanziale” sul prato del tempio con canti e musiche. In altre chiese le decisioni finali sono in itinere. Questa, dunque, è la situazione attuale».

Sebbene oggi si possa affermare che molte comunità valdesi residenti in Comuni grandi e piccoli della cintura torinese probabilmente non accenderanno i falò, il presidente Pons conclude: «È comunque certo che tutte le decisioni saranno prese nel pieno rispetto delle normative vigenti e in accordo con le autorità comunali. In ogni caso, data la valenza simbolica che l’accensione dei falò ha per la vita delle nostre comunità, troveremo il modo di rinnovare questa tradizione attraverso proposte alternative di presenza dei “fuochi”, magari accendendo luci nelle nostre abitazioni ed esponendo il tricolore a finestre e balconi. Poi, come sempre, le comunità si incontreranno ai culti che, osservando le normative anti-Covid vigenti, saranno il cuore della nostra festa: l’incontro con la Parola di Dio che illumina le nostre vie, i nostri cammini, e ci libera da ogni costrizione e paura».

 

Foto di Pietro Romeo

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