Siamo piccoli davanti a Dio

Un giorno una parola – commento a I Pietro 5, 6

Dice il Signore: «io non ti annienterò; però, ti castigherò con giusta misura e non ti lascerò del tutto impunito»
Geremia 30, 11

Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo
I Pietro 5, 6

“Me misero, me tapino!” Gli amanti del fumetto riconosceranno senz’altro in queste parole l’espressione lamentosa di Zio Paperone quando, dopo aver guadagnato qualche fantastiliardo di dollari, deve sborsare pochi centesimi. 

Può essere curioso osservare che la lettera di Pietro usa una parola simile: “umiliatevi” è letteralmente, “fatevi tapini”, piccoli, miserelli; e dunque, sta dicendo “adattatevi a una vita da poco, rassegnatevi a continue delusioni, a non raggiungere mai un obiettivo degno di questo nome”? Se così fosse, il messaggio biblico per oggi non sarebbe particolarmente attraente e men che meno degno di essere preso come esempio da seguire.

L’Apostolo però non sta dando istruzioni di vita, non vuole insegnarci un comportamento corretto da tenere; ci invita piuttosto a prenderci sul serio per come siamo: siamo piccoli davanti al Signore. Potrebbe sembrare una verità assodata, ma se questi versetti devono ribadirla, forse non lo è sempre, anche perché a noi non piace sentirci piccoli, o meglio più piccoli di qualcun altro; non ci piace, giustamente, sentirci “tapini”, le ultime ruote del carro, i più piccoli e deboli della cucciolata.

Però qui è un riconoscersi piccoli in quella particolare situazione di chi sa di essere alla presenza del proprio Dio: qui si parla di umiltà, di senso della nostra realtà di creature davanti al proprio Creatore, non di sottomissione. Inoltre, quello dell’Apostolo è un messaggio di speranza: affermiamo di essere giustamente piccoli davanti a Dio, ma un Dio ben preciso; il Dio più grande di noi è un Dio che rialza ed esalta chi conosce i propri limiti, chi riconosce di aver bisogno dell’aiuto del Signore. È un Dio che più che mai in Gesù Cristo è solidale con i piccoli per mostrare loro dove sia la vera grandezza: nel servizio, nell’aiuto reciproco, nella condivisione della speranza.

Se è questo il tesoro che è destinato a noi in quanto piccoli... beh, lasciamo pure i grandi fantastiliardi a qualcun altro.

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