La Grazia di Dio non verrà mai meno

Un giorno una parola – commento a Genesi 3, 6

La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò 
Genesi 3, 6

Poi disse loro anche una parabola: «Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 
Luca 6, 39

Nell’ambito cristiano l’atto di consumare il cosiddetto “frutto proibito” che la coppia umana compie insieme è tuttora interpretato come “peccato originale” in altre parole: trasgressione, disobbedienza, superbia che stanno alla base della perenne inclinazione dell’essere umano al male. A tale interpretazione si aggiungono non di rado immagini di nobili origini artistiche ma prive di alcun fondamento biblico e così il frutto diventa quasi inevitabilmente una mela.

Nelle interpretazioni talmudiche di questa pericope, tuttavia non troviamo alcun sostegno per le nostre teorie cristiane del frutto proibito e del peccato originale. Il frutto e l’albero sono buoni, anzi “desiderabili per acquistare conoscenza”. Il divieto da parte di Dio ha il carattere sostanzialmente pedagogico. Acquistare la conoscenza significa assumersi la piena responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni. Infatti, con l’atto di mangiare il frutto l’essere umano passa dalla fase infantile a quella adulta. E l’età adulta porta inevitabilmente insieme alle gioie anche i dolori.

Dio in ogni caso è presente e ci sostiene, sia nelle gioie sia nei dolori. La sua opera di salvezza, che si manifesta pienamente in Cristo Gesù, è la chiara attestazione di questa presenza benefica e salvifica. Dobbiamo assumerci la responsabilità dei nostri errori e delle nostre trasgressioni per riparare o limitare i danni e la sofferenza che ne derivano. Tutto ciò comporta spesso dubbi e incomprensioni. Ferma è invece la nostra certezza che la Grazia di Dio non verrà mai meno.

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