Giornata mondiale per il dialogo tra religioni e omosessualità

Dio ci ha rivolto una vocazione e non si attende che rinunciamo alla nostra creaturalità, o al nostro orientamento sessuale, per essere accolti

Il 13 gennaio ricorre la Giornata mondiale per il dialogo tra religioni e omosessualità. Fu istituita per la prima volta nel 1999, l’anno successivo alla morte di Alfredo Ormando, un intellettuale e poeta siciliano, che si tolse la vita dandosi fuoco in piazza San Pietro a Roma, per protestare contro omofobia espressa in quegli anni dalle gerarchie vaticane.

La riflessione sul rapporto tra le fedi e i diversi orientamenti sessuali di ognuno ed ognuna di noi rimane aperta, attuale oggi come nel 1998. Il dibattito si sviluppa attraverso aperture (più o meno timide e confermate), rinnovate condanne e prospettive di accoglienza.

Arcigay Cuneo GrandaQueer, MIA Arcigay Imperia e Arcigay Genova organizzano un evento online questa sera, mercoledì 13 gennaio, per proseguire il dialogo su omosessualità e fede.

Interverranno Daniele Ferrari, Università di Siena, Franco Barbero, ex sacerdote cattolico, impegnato nella cura pastorale delle persone omosessuali e Jonathan Terino, pastore delle chiese valdesi nel ponente ligure (Imperia Sanremo e Bordighera-Vallecrosia) e membro della commissione "Fede, Genere e Sessualità", delle chiese battiste, metodiste e valdesi, a cui abbiamo posto alcune domande.

Quali punti di riflessione emergeranno nel suo intervento?
«Vorrei partire dalla teologia della creazione, dal presupposto che tutta la creazione è buona, incluse la sessualità e la diversità. Non a caso l’arcobaleno è il simbolo del patto di fedeltà che Dio stabilisce con l’intero creato, non soltanto con l'umanità. All'interno di un creato variegato vi è quindi posto per sfumature illimitate di sensibilità e rapporti interpersonali. Come evangelici, protestanti, cristiani, partiamo dal concetto della grazia rivelata in Gesù Cristo, che è il volto umano di Dio e raccoglie in sé tutta la diversità umana. Ci poniamo quindi su un piano di totale parità, ma non di omogeneità. La nostra confessione di fede trinitaria ci permette di cogliere l'alterità in Dio stesso, nel rapporto tra le tre presenza di Dio, i suoi interventi nella storia, attraverso il Padre, il Figlio e lo Spirito: cogliamo la sfumatura della comunione nella diversità, per l'unicità di ciascuna delle “persone” che compongono la trinità. E se noi esseri umani siamo creati a somiglianza di Dio, riflettiamo le ricchezze delle sfumature della Sua diversità».

La fede ha quindi qualcosa da dire anche al nostro modo di intendere e vivere la sessualità?

«La sessualità non può essere un ostacolo all’accoglienza o all’accettazione da parte di Dio, che ci accoglie sul piano della grazia, con amore incondizionato e non si attende che noi rinunciamo alla nostro orientamento sessuale per essere accolti. Se questo è vero sul piano della fede deve essere vero anche sul piano delle relazioni umane, nei nostri atteggiamenti, nel nostro linguaggio, nelle nostre gesti quotidiani. Riteniamo sia importante riconoscere la diversità anche nella costruzione sociale».

Degli esempi di accoglienza che partono direttamente dalla lettura dei testi biblici.
«Riteniamo sia importante partire proprio dallo studio delle Scritture, ma non dev’essere un approccio di tipo letteralista, perchè non lo era neanche quando i primi autori scrissero nei loro diversi contesti sociali e profetici. Possiamo attingere alle parole della Bibbia, confrontarci con esse e trovare una continuità nella fede. L’Evangelo è una chiave interpretativa critica, non abbiamo a che fare con un libro sacro piovuto dal cielo da leggere in maniera omogenea, ma con un testo variegato di autori, epoche e generi letterari molto diversi tra di loro. L’unità di questa biblioteca sta proprio nel filo rosso che percorre le Scritture, cioè l’amore di Dio che precedono la nostra vita. Per cui l’omosessualità non può essere considerata un incidente di percorso, un errore di natura o il risultato di una formazione sbagliata o negata. Omosessualità, eterosessualità, le forme di transessualità, sono tutte espressioni di una grazia che ci precede, perchè Dio ci conosce dall’eternità e ci ama da sempre e quindi non può aver sbagliato ad aver rivolto a ciascuna persona una vocazione nella storia. Una vocazione che non potrà mai essere quella di rinunciare alla propria creaturalità, ma sarà invece di vivere la nostra sessualità».

Appuntamento alle ore 21, con iscrizione dalla pagina facebook Omosessualità e Fede.

 

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