Corridoi universitari. Un’opportunità per i giovani rifugiati africani

Il primo di tre articoli dedicati al progetto promosso da Unhcr, Diaconia valdese e Caritas

Sul viso di chi ha attraversato i confini e i continenti per venire in Italia a studiare la felicità è una luce inconfondibile che la mascherina anti-Covid non può nascondere: «Sono davvero fortunato ad essere qui». È la prima cosa che Yonas (il nome è di fantasia) dice allinizio di questa intervista. Il giovane, 35 anni, è uno dei beneficiari del progetto Unicore 2.0 (University Corridors for Refugees) nato per promuovere il diritto allistruzione superiore degli studenti africani che si trovano nella condizione di rifugiati e promosso dallAgenzia Onu per i rifugiati insieme alla Diaconia valdese e Caritas. I rifugiati sono persone che fuggono da discriminazioni, persecuzioni e situazioni di violenza generalizzata. La loro vita, nei Paesi dorigine è a tal punto minacciata che sono costretti ad attraversare i confini nazionali alla ricerca di un «rifugio» nei Paesi vicini. «Ci sono molti altri rifugiati come me nel luogo dal quale provengo – prosegue Yonas –. Vorrei davvero che anche loro avessero questa mia stessa possibilità. In questo semestre sto frequentando le lezioni di programmazione avanzata, comunicazione digitale e high-performance computing del Corso di laurea in Informatica e networking. Oltre a concentrarmi sulle materie di studio, il lunedì e il mercoledì per quattro ore alla settimana, sto frequentando un corso di italiano per migliorare la mia conoscenza della lingua. Imparare litaliano è particolarmente importante per la comunicazione e per il mio piano di carriera futura».

Yonas è arrivato in Italia a settembre, con altri 19 studenti e studentesse provenienti dallAfrica centrale e rifugiati in Etiopia, che hanno colto lopportunità offerta dal progetto Unicore 2.0 per proseguire i propri studi nelle Università italiane. «I corsi che frequentiamo non sono facili – racconta Yonas –. Per questo, se potessi incontrare uno studente che farà il mio stesso percorso nei prossimi anni, gli direi di concentrarsi sui suoi studi e fare molti esercizi. Per cogliere questa opportunità occorre impegnarsi davvero tanto: bisogna raccogliere i documenti, preparare il colloquio, fare esperienza e frequentare corsi di formazione aggiuntivi. Per ognuna di queste cose ci vuole preparazione. Per esempio, in Etiopia ci sono corsi di italiano che rilasciano una certificazione linguistica che aiuta ad accedere al progetto. Di per sé, qui in Italia lUniversità è molto accogliente – continua Yonas –. Sia i professori che le altre persone che incontro sono davvero cooperativi. Per esempio, i miei compagni di classe e io abbiamo creato un gruppo whatsapp per condividere le idee ed esercitarci, sia in vista degli esami che per acquisire nuove conoscenze. Abbiamo fatto insieme qualche giro in bicicletta e qualche partitella a pallone ma ora, per colpa dellemergenza Covid-19, la nostra libertà di movimento è limitata e il campo di calcio è chiuso. Anche le lezioni universitarie, ormai, si possono frequentare solo online. Questo crea alcune difficoltà: non puoi entrare fisicamente in contatto con i professori e i compagni di corso e non puoi farti degli amici. Inoltre, seguire le lezioni attraverso lo schermo provoca qualche problema di irritazione agli occhi: anche per questo andrò dalloculista per farmi fare degli occhiali. Nelle lezioni online, però, ci sono pure dei vantaggi perché, ad esempio, se perdi una lezione la puoi trovare online in ogni momento».

Quando gli si chiede quali piani abbia per il futuro, Yonas sorride sotto la mascherina e risponde: «Al momento mi sto concentrando sui miei studi. Se li completerò con successo proverò a trovare un lavoro qui perché lItalia mi piace molto. Quando ero in Etiopia mi aspettavo che lItalia fosse un Paese di città molto grandi. Arrivato qui ho capito che la cittadina dove mi sarei stabilito per studiare è una piccola realtà e le persone sono molto cooperative, oltre quello che mi aspettavo. Non pensavo che sarebbe stato così. Perciò vorrei trovare un lavoro nel mio campo qui in Italia. Ma tutto dipende dalle opportunità che si presenteranno».

Per sostenere Yonas e tutti e tutte coloro che seguiranno la sua strada nel progetto Unicore potete fare una donazione alla Diaconia valdese alliban: IT 20P0306909606100000139674 oppure visitare il sito della Diaconia a questo link. In entrambi i casi non dimenticate di indicare la causale Unicore per la vostra donazione. Grazie di cuore!

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