Ognuno darà quel che potrà

Un giorno una parola – commento a Deuteronomio 16, 17

Ognuno darà quel che potrà, secondo le benedizioni che il Signore, il tuo Dio, ti avrà elargite
Deuteronomio 16, 17

La buona volontà. Quando c’è, è gradita in ragion di quello che uno possiede e non di quello che non ha
II Corinzi 8, 12

L’invito rivolto agli Israeliti durante le tre feste (Azzimi, Settimane, Capanne) a non presentarsi davanti a Dio a mani vuote (Dt 16, 16), si conclude con il versetto di oggi: «ognuno darà quel che potrà». Purtroppo la traduzione della Nuova Riveduta lascia intravedere un concetto che, a mio parere, non è esattamente quello dell’autore biblico. Infatti sembra che l’offerta da portare al Signore (letteralmente “dono di mano aperta”) sia proporzionale alle “benedizioni” ricevute. Tanto ho ricevuto, tanto devo dare! 

Preferisco tradurre questo versetto diversamente: “il dono della mano dell’uomo (sia) in accordo con la benedizione di YHWH, tuo Dio, che ha stabilito con te”. Benedizione, quindi, non come insieme di beni e favori ricevuti, ma come relazione che Dio ha gratuitamente offerto agli esseri umani. L’invito dell’autore del testo è di presentarsi a Dio con un segno della propria mano per ringraziare Dio della relazione che Lui ha stabilito con ciascuno. 

Nessuno potrà mai donare a sufficienza per “ripagare” questo dono. E questo perché Dio non chiede offerte materiali, ma la fedeltà, la fiducia e la lode riconoscente. Come scrive il Salmista: «Che potrò ricambiare al Signore per tutti i benefici che mi ha fatti? Io alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore». Amen! 

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