Gettare lo sguardo oltre le tenebre

Un giorno una parola – commento a Isaia 26, 13

Signore, Dio nostro, altri signori, fuori di te, hanno dominato su di noi; ma, grazie a te solo, noi possiamo lodare il tuo nome
Isaia 26, 13

Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini
Atti degli apostoli 5, 29

Non è difficile condividere il dolore di questo profeta che ha sperimentato il piede dei dominatori sul proprio paese e il loro tallone sul proprio collo. Numerose sono le testimonianze di uomini e donne che hanno sperimentato la dittatura e le privazioni a cui i dittatori hanno assoggettato i loro popoli. Dall’Italia alla Germania, dalla Russia al Sud est asiatico, dall’Africa all’America latina, passando per l’Oriente e il Medio Oriente, l’elenco dei “signori” che hanno dominato i popoli è tristemente lungo e molte persone credenti hanno patito lutti, sofferenze e privazioni indicibili. 

Più difficile è trarre speranza e forza per alzare lo sguardo e dire “grazie” a Dio per la possibilità che ci dà di lodare il suo nome. Le persone credenti non sono esenti da prove e non sono necessariamente più forti di altri. La fame e il freddo colpiscono credenti e non credenti. La mancanza di libertà e le malattie non risparmiano le persone credenti. Eppure, dal mezzo di un deserto arido spunta una piantina; dal tronco riarso dal fuoco spunta un virgulto. Ecco i segni che danno speranza a chi, anche nelle dittature più sanguinarie, ha saputo scorgere segni che infondono fiducia. Il profeta Isaia sapeva gettare lo sguardo oltre le tenebre che lo circondavano assieme al suo popolo. Egli seppe guardare all’opera di Dio e la descrisse in questi termini: «Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici…» (Isaia 11, 1ss).

Anche nella notte più nera c’è una stella che guida il nostro cammino e una piantina che ci dà speranza quando sembra che tutto sia finito: il Signore non lascia le sue creature senza la guida del Buon pastore.

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