Donne, Bibbia, teologia, ministeri

La ricchezza di un dibattito in corso, e il grande interesse che suscita, come ha dimostrato l’ottimo seguito di due recenti incontri online

Un’ottima partecipazione, in media 90 presenze, ha caratterizzato i due incontri su Zoom organizzati rispettivamente dalla Federazione femminile evangelica valdese e metodista (Ffevm) e dal Centro culturale  Pietro Martire Vermigli” insieme alla libreria Claudiana di Firenze su alcuni recenti libri di teologia delle donne. 

Il primo, tenutosi il 30 ottobre, era incentrato su La Bibbia delle donne, di cui avevamo parlato a fine luglio intervistando la teologa e pastora Letizia Tomassone, che ne ha curato la prefazione italiana (vedi l’articolo qui); nel secondo, che ha avuto luogo il 5 novembre, a questo volume sono stati affiancati due testi della teologa battista Elizabeth Green (Incontri, scritto insieme a Cristina Simonelli, e Un percorso a spirale, sull’ultimo decennio di teologia femminista) e il volume collettivo Donne di Parola, a cura di Letizia Tomassone, sui ministeri delle donne nel protestantesimo italiano. 

Uno degli aspetti interessanti di quest’ultimo testo è l’aver affidato a due teologhe cattoliche (un modo per «esporre il nostro cammino al vaglio comune, che valorizza e specifica questa esperienza come importante per tutte le donne in questo paese», ha scritto Letizia Tomassone nell’introduzione), Serena Noceti e Paola Cavallari, il compito di ripercorrere l’evoluzione del ruolo delle donne nelle chiese protestanti nel mondo, inserendo quindi la situazione italiana in un contesto molto più ampio: lo sguardo esterno accompagna il discorso storico affrontato dall’interno” dalle pastore Giovanna Pons ed Erika Tomassone (altre testimonianze interessanti, sull’oggi, sono quelle di Joylin Galapon, Erica Sfredda e Alessandra Trotta). È significativo e importante leggere queste pagine, scoprire le ferite dolorose di un cammino tutt’altro che lineare: «Non è stato facile per noi studentesse dei primi anni Cinquanta far fronte a questi pregiudizi [...] Il dubbio sulle nostre capacità era umiliante, era una forma di violenza psicologica [...] avevamo diritto solo a una mezza borsa di studio» scrive Giovanna Pons nella sua bella testimonianza. 

Più volte, nei due incontri (e lo si legge anche nel saggio di Noceti) è emerso che l’accesso delle donne alla predicazione, alla teologia, ai ministeri ordinati o meno, non è stato un percorso lineare, ma piuttosto, per usare l’espressione di Elizabeth Green, «un percorso a spirale»: passi in avanti seguiti da ripensamenti, rinunce, ritorni su posizioni precedenti... 

Anche se si tratta di «un processo lento ma irreversibile», ha dichiarato Noceti durante il dibattito, ancora oggi non accade spesso che un teologo citi il testo di una teologa; e secondo Green, spesso gli studi delle teologhe nascono da una teologia occasionale”, come mostrano i libri presentati: «Le nostre chiese non hanno pensato di investire in una teologia femminista strutturata, chi lavora in questo campo lo fa su invito, in modo discontinuo: questo però ci dice anche che i temi trattati sono temi su cui c’è interesse». 

La prof.ssa Corinne Lanoir, presente in entrambi gli incontri per parlare de La Bibbia delle donne, ha colto in senso positivo questa definizione di teologia occasionale”, dicendo che potrebbe essere una dimensione interessante, su cui riflettere. Soprattutto considerando il contesto in cui ci muoviamo oggi, sempre più interculturale, che ci pone una domanda: come trasmettere da una generazione all’altra di teologhe il proprio bagaglio”? 

La dinamica interculturale è peraltro la prospettiva su cui è incentrata La Bibbia delle donne, nata nel contesto francofono internazionale, sebbene, osserva Lanoir, manchi la prospettiva africana (pur rappresentata da alcune autrici, che però operano in contesti europei) ma anche mediterranea. Inoltre, buona parte della bibliografia citata è ancora di ambito anglosassone, il che riflette la situazione attuale. Come ricordato da Letizia Tomassone, la difficoltà di diffusione degli studi teologici delle donne del mondo latino” nasce anche da un problema linguistico: da qui, per esempio, il rilievo della collana curata per l’Italia da Adriana Valerio, La Bibbia e le donne, ambizioso progetto internazionale e interconfessionale in tedesco, spagnolo, inglese e italiano (cfr. http:// www.bibleandwomen.org), che tra l’altro offre anche una vera lettura biblica post-coloniale, con nuovi scenari e nuove interpretazioni.

Quelle offerte dal volume curato da Élisabeth Parmentier, Pierrette Daviau e Laurianne Savoy, apprezzabili per la connessione tra teologia/Bibbia e vita quotidiana (sebbene secondo Lanoir talvolta un po’ troppo lineari, poco problematizzate), offrono un buon contributo alla discussione e al confronto su questi testi e sulle storie di donne (nei testi biblici, ma anche nella storia delle chiese cristiane) eccezionali e non, spesso costrette al silenzio, alla marginalità, che con un loro gesto, diventando strumento di Dio, hanno cambiato il corso della storia, e ci hanno permesso di riprendere la parola – e la Parola. 

I libri:

La Bibbia delle donne, a cura di Élisabeth Parmentier, Pierrette Daviau e Laurianne Savoy, Piemme, 2020, pp. 296.

Incontri, scritto insieme a Elizabeth Green e Cristina Simonelli, ed. San Paolo, 2019, pp. 188. 

Un percorso a spirale. Teologia femminista: l’ultimo decennio, di Elizabeth Green, Claudiana, 2020, pp. 154.

Donne di Parola. Pastore, diacone e predicatrici nel protestantesimo italiano, a cura di Letizia Tomassone, Nerbini, 2020, pp. 167

 

 

Foto: Sara Tourn

Interesse geografico: