Morto Jonathan Sacks, per oltre 20 anni rabbino capo in Gran Bretagna

Uno dei leader religiosi ebraici più influenti e ascoltati di questi anni, instancabile promotore di pace e dialogo

Sabato mattina 7 novembre, all'età di 72 anni, è morto Jonathan Sacks, rabbino capo della Gran Bretagna dal 1991 al 2013, profondamente impegnato nel dialogo ecumenico. 

Il giornale dell'ebraismo italiano, Moked, lo ricorda così:

«Tutti i grandi leader religiosi sono stati dei sognatori. Mosè ad esempio, che ha sognato una terra stillante latte e miele. Oppure Isaia, che ha sognato un mondo di pace. Oppure penso ancora a Martin Luther King e al suo ‘I have a dream’, uno dei più bei discorsi del ventesimo secolo. Se dovessi scrivere un breviario per la felicità, la capacità di sognare sarebbe ai primi posti della lista».

Già rabbino capo d’Inghilterra e del Commonwealth, rav Jonathan Sacks si è distinto come una delle voci più influenti dell’ebraismo contemporaneo. Dagli oltre 30 libri pubblicati alla rubrica radiofonica in cui era protagonista sulle frequenze della BBC: un grande leader e comunicatore che ha saputo proiettare, su vette altissime, il pensiero, la tradizione e i valori ebraici. «Comunicare con l’esterno – ricordava in una intervista con Pagine Ebraiche da lui fortemente voluta nel corso di una visita a Roma del dicembre del 2011 – fa parte della nostra sfida come comunità, come minoranza all’interno della società. Dobbiamo lavorare per trasmettere i nostri valori, condividerli con gli altri e confrontarci sulle grandi tematiche della modernità».

Una lezione e la cifra del suo impegno. Sono in molti, in queste ore, a piangerne la scomparsa. «Il suo pensiero ha avuto un grande impatto sul Paese e in tutto il mondo», ha tra gli altri affermato il Primo ministro britannico Boris Johnson. «Un gigante del pensiero», l’ha invece ricordato Tony Blair. Molte altre voci si sono unite esprimendo la propria vicinanza ai familiari e agli ebrei d’Inghilterra, di cui rav Sacks è stato leader dal 1991 al 2013. Un periodo nel quale ha avuto anche la gratificazione della nomina a baronetto e lord da parte della regina Elisabetta. 

«Uno straordinario ambasciatore dell’ebraismo» ha commentato il suo successore, rav Ephraim Mirvis. «Rav Sacks – le sue parole di cordoglio – ha spinto molti a riscoprire l’orgoglio delle proprie origini. Mancherà moltissimo. Al mondo ebraico ma anche a tutti coloro la cui vita è stata illuminata dalla sua saggezza». Ad esprimere il proprio dolore è anche l’Assemblea dei Rabbini d’Italia, che in una nota sottolinea: «Con insegnamento illuminato da grande sapienza e dall’amore della Torà ha rappresentato il punto di vista ebraico sui grandi argomenti e inquietudini del  mondo contemporaneo; con lucida consapevolezza dei problemi che investono la realtà ebraica in Israele e nelle Diaspora ha sollecitato la coscienza del popolo ebraico, con straordinaria forza di argomentazione e capacità divulgativa, mediante numerosi testi e con esperto e saggio utilizzo dei più moderni strumenti di comunicazione».
«La forza della sua personalità – scrive il rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni – ha segnato questi ultimi decenni di vita ebraica, e probabilmente è stato il leader religioso più ascoltato e influente degli ultimi anni, che ha saputo trasmettere insegnamenti validi per tutti».

Sul seguitissimo sito web del rav (di cui l’editore Giuntina ha tradotto e pubblicato nel 2017 il saggio Non nel nome di Dio) appare oggi un messaggio di commiato: «Il bene che facciamo vive negli altri». Sia il suo ricordo di benedizione.

Da Moked.it

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