Chiese ecologicamente impegnate. Bertuzzi: «la salvaguardia del Creato non può aspettare»

Il 24 ottobre si è tenuto il 5° incontro biennale delle Eco-comunità, progetto della Commissione globalizzazione e ambiente (Glam) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Titolo di questa edizione: “Un mare di comunità”

«La consapevolezza dell’importanza delle tematiche ambientali sta crescendo molto nelle nostre chiese» ha dichiarato Stefano Bertuzzi, membro del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). Bertuzzi ha coordinato e animato, insieme a Francesca Evangelisti, il confronto fra le eco-comunità presenti durante i lavori del 5° incontro biennale tenutosi lo scorso 24 ottobre su piattaforma digitale.

Si tratta di un progetto della Commissione globalizzazione e ambiente (Glam) della Fcei il cui titolo, in questa edizione, è stato: “Un mare di comunità”. «Moltissimo è ancora da fare – ha proseguito Bertuzzi –, ma siamo certi che la rete saprà accrescersi e incrementare i suoi nodi: la salvaguardia del Creato non può più aspettare».

L’incontro delle eco-comunità avrebbe dovuto tenersi in presenza, ma a causa dell’emergenza covid-19 non è stato possibile: «Dispiace perdere parte di quel confronto che sicuramente di persona è facilitato. D’altra parte questo ha permesso la partecipazione di molte persone in più, che così hanno potuto scoprire (o approfondire) la rete delle eco-comunità e le buone pratiche che le chiese ‘ecologicamente impegnate’ portano avanti. Fortunatamente le tecnologie attuali hanno dato una mano nel trasformare in forma ‘da remoto’ le attività che normalmente si svolgono in presenza» ha concluso il membro del Consiglio.

All’incontro hanno partecipato circa 50 rappresentanti delle comunità, la Commissione Glam, la vicepresidente Fcei Christiane Groeben e il Segretario, pastore Luca Baratto.

«L’atmosfera dell’incontro è stata di ascolto e accoglienza reciproca, creando un effetto-rete confortante. Diverse le presenze di comunità che partecipavano per la prima volta» ha commentato la coordinatrice Glam Antonella Visintin.

Le proposte vanno dall’eliminazione della plastica usa e getta alla scelta di materiali riciclati. Dall’uso di prodotti bio al riscaldamento intelligente. Dalle liturgie per sensibilizzare sui temi ambientali fino alla verifica dell’eticità delle banche sulle quali insistono i conti correnti delle chiese. Ma anche: corsi per fare il sapone in casa e di cucina vegana, orti didattici, laboratori per il riuso, produzione di energia elettrica da fotovoltaico, campagne contro lo spreco di cibo e molto altro.

La componente Glam Maria Elena Laquaniti, che ha coordinato l’incontro, ha parlato delle agevolazioni previste dalla legislazione e delle opportunità per le chiese in termini di miglioramento energetico, mentre Gerardo Litigio e il pastore Herbert Anders hanno proposto un’esposizione scientifico-teologica dal titolo “Il tempo del covid: cesura o parentesi per le eco comunità”. Fra gli ospiti, anche la pastora Mirella Manocchio che ha parlato del progetto internazionale di avvicinamento alla Cop26, la conferenza ONU sul cambiamento climatico.

La Fcei sta raccogliendo i materiali relativi all’incontro e ne darà comunicazione non appena disponibili online.


Le eco comunità in Italia che hanno richiesto il diploma della Glam sono alcune decine, su un bacino di oltre cento simpatizzanti. Esistono “ecocomunità avviate”, “in cammino” e “diplomate”, sulla base dell’adesione a una certa soglia dei 40 criteri ambientali. I criteri riguardano il culto e altri momenti liturgici, lavori di manutenzione mirati al risparmio energetico, eliminazione della plastica, educazione, attuazione di comportamenti virtuosi nell’amministrazione, negli acquisti, negli usi dell’energia, della mobilità e nella gestione dei rifiuti.

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