Piemonte, affisso crocifisso in Consiglio regionale

A quasi un anno dal voto sul tema, ieri collocato in aula il simbolo donato dall'arcivescovo di Torino. La posizione contraria della Tavola valdese e della Chiesa valdese di Torino

E’ trascorso quasi un anno dall’atto formale del dicembre 2019 all’affissione concreta di ieri 22 ottobre, quando il crocifisso donato dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia ha fatto infine comparsa in aula del Consiglio regionale del Piemonte. Una prima volta assoluta per palazzo Lascaris, rimasto immune da simboli religiosi anche nei tempi dei governi regionali democristiani.

Il 10 dicembre dello scorso anno il Consiglio regionale piemontese aveva votato a favore dell’ordine del giorno, primo firmatario il leghista Andrea Cane, denominato «Difesa, rispetto e salvaguardia dell'importanza del Crocifisso», con l’ impegno per Giunta e intero Consiglio regionale a «difendere e salvaguardare l’importanza storica, culturale e religiosa del crocifisso». 27 voti a favore e 8 contrari l’esito delle votazioni, dopo un dibattito acceso con le opposizioni.

Per l’affissione si è atteso il rientro in aula di un consigliere di Forza Italia, assente da tempo per motivi di salute.

In merito era intervenuto ad ottobre scorso il concistoro della Chiesa valdese di Torino con queste parole: «Come Chiesa Cristiana Riformata predichiamo Cristo crocifisso e risorto. La resurrezione del Cristo è la base della nostra fede e trasforma la passione e la morte del Cristo in un atto di redenzione e salvezza per l’umanità intera. Queste nostre convinzioni non ci impediscono di ritenere che le istituzioni di uno stato laico debbano mantenere una corretta distanza dalle scelte dottrinali dei cittadini.

Ci sembra importante ricordare quanto ha recentemente espresso la Tavola Valdese, l'organo esecutivo delle chiese valdesi e metodiste in Italia, per voce della moderatora Alessandra Trotta: “La nostra storica critica al ‘crocifisso di Stato’ è duplice come cittadini/e italiani/e riteniamo che violi il principio di laicità dello Stato e neghi la dimensione pluralista della società italiana. Il crocifisso non è, infatti, un simbolo ‘neutro’ e il suo utilizzo come strumento di identificazione nazionale, sociale o politica è stato spesso, purtroppo, foriero di divisione e conflitti”.

 La moderatora rileva con preoccupazione il fatto che, per legittimare l’uso pubblico del crocifisso, lo si riduca a un pezzo di arredamento che rimanda a meri valori culturali. “La croce o il crocifisso – conclude Trotta – nel richiamare il sacrificio di Cristo e la sua resurrezione, esprimono indiscutibilmente la fede cristiana. Nel loro effettivo riferimento all’amore di Dio, alla fraternità, alla dignità di tutte le creature andrebbero sottratti alla disputa politica e all’identificazione con l’esercizio di umanissime, per quanto rilevanti, funzioni pubbliche. Su questo piano ci piacerebbe avviare una riflessione innanzitutto con le altre Chiese cristiane”.

E dunque ci uniamo anche alle recenti affermazioni dei tanti fratelli cattolici come Papa Francesco e Padre Bartolomeo Sorge, nella preoccupazione che la difesa dei simboli religiosi sia strumentale alle ragioni dei partiti politici e pertanto chiediamo che l’attenzione della politica sia rivolta verso l’attuazione del mandato costituzionale attraverso la promulgazione di una legge sulla libertà di culto e di pensiero tutt’ora mancante nel nostro ordinamento. Ricordiamo ai nostri rappresentanti nelle Istituzioni che la libertà di religione di migliaia di nostri/e concittadini/e aderenti a fedi non tutelate dalle Intese è ancora soggetta alle leggi di Polizia del Ventennio Fascista. Questo ci sembra l' argomento da mettere al più presto all’odg del Consiglio Regionale di una Regione in cui le espressioni religiose e non religiose sono varie e multiformi e costituiscono la ricchezza del nostro tessuto sociale e culturale».

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