La liberazione offerta a noi

Un giorno una parola – commento al Salmo 146, 7

Il Signore libera i prigionieri 
Salmo 146, 7

Paolo scrive: «La vostra ubbidienza è nota a tutti. Io mi rallegro dunque per voi»
Romani 16, 19

Il Creatore, in quanto Dio, è di per sé libero. Nella sua libertà, avendoci creati a sua immagine (cfr. Gen. 1, 26), ci ha creati liberi e, nonostante lo scadimento dovuto alla trasgressione dell’Eden, nella sua fedeltà ci vuole liberi.

Innanzitutto, ci vuole liberi dal peccato che ha fatto sì che la morte irrompesse nelle nostre esistenze. 

Quella della morte, è risaputo, è la madre di tutte le paure. Nell’oggi l’umanità convive nevroticamente con le sue paure, che innescano inquietudine, incertezza, precarietà. 

Dio ci vuole liberi da tutto ciò e già il Primo Testamento testimonia quante volte Egli sia intervenuto a liberare l’uomo, basti ricordare Ismaele e Isacco, Giuseppe nella cisterna, Daniele nella fossa dei leoni. Non solo nomi famosi, ma uomini comuni, come attesta il salmista per l’avvenuta liberazione dal “pantano fangoso” (Sal. 40, 2).

Nel Nuovo Testamento, è Dio stesso che si fa carne in Cristo per liberarci: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». (Gv. 10, 10b), e le varie resurrezioni operate da Gesù, altro non sono che un “assaggio” della grande liberazione della mattina di Pasqua. 

La sua Risurrezione è stata la liberazione per tutti noi che abbiamo fede in Lui, una liberazione che ci eleva rispetto alle meschinità di questa vita, così come lapidariamente scriveva l’apostolo Paolo: «… ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù…» (Ef. 2, 6).

Ecco, il nostro è il Dio della vita e della liberazione, Lui che ci ha liberati  “dalla legge del peccato e della morte” (v. Rm 8, 2).

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