Rendere testimonianza a Dio che soccorre

Un giorno una parola – commento a Salmo 116, 10

Ho creduto, perciò ho parlato. Io ero molto afflitto
Salmo 116, 10

Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano
Giacomo 1, 12

Afflizione, fede e lode a Dio sono le grandi parole racchiuse in questo breve versetto di un Salmo che è un’azione di grazie per il credente raccolto con la comunità nella preghiera. L’inizio è una importante professione di amore a Dio perché il Signore ha ascoltato la preghiera nel tempo dell’avversità: Io amo il Signore perché ha udito la mia voce e le mie suppliche (v. 1).

Sopraffatto dell’opera salvifica di Dio, il credente solleva la sua voce per manifestare con parole proprie la fede che non può rimanere racchiusa nel suo cuore, ma deve esplodere in lode e ringraziamento. Non più il ricordo dell’afflizione, ma nella comunità dei credenti egli si alza per rendere testimonianza al Signore che soccorre, libera e guarisce.

Ben presto questo Salmo venne ad assumere un ruolo liturgico nel culto cristiano e in particolare durante la Cena del Signore. Il Salmo fu riletto come ringraziamento per la promessa della vita data nella salvezza della croce di Gesù. Per tale motivo è importante non dimenticare la Parola di Dio rinchiusa nel Salmo 116, quella Parola che è azione di salvezza, guarigione e vita.

 

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