Vieusseux e il Risorgimento

L’intellettuale di origini ginevrine fondò nel 1819 il celebre “gabinetto letterario” e fu una delle personalità che tennero saldo il legame fra l’Italia che nasceva e il mondo protestante

Si celebra, con qualche ritardo dovuto al Covid-19, il bicentenario della fondazione del Gabinetto Scientifico Letterario da parte di Giovan Pietro Vieusseux in quell’anno, 1819, stabilitosi a Firenze. Questi fu veramente capace di una grande impresa culturale. Partendo da quella che oggi chiameremmo forse una “emeroteca” e una biblioteca di carattere europeo, Vieusseux riuscì a costruirvi intorno un cenacolo di letterati e di uomini di cultura. Tutti i grandi scrittori del suo tempo vi passarono, da Giacomo Leopardi ad Alessandro Manzoni.

Giovan Pietro Vieusseux credeva nell’Italia e nel suo Risorgimento. Per questo il governo granducale gli chiuse nel 1833 la sua rivista, l’Antologia, che stava su questa linea, dopo un articolo che ritenne particolarmente sgradito, di Nicolò Tommaseo, il letterato dalmata cui si deve tra l’altro uno dei migliori vocabolari italiani del tempo.

Nato a Oneglia nel 1769, ma di famiglia ginevrina, Vieusseux ha un posto molto importante nella storia di Firenze e della Toscana stimolandone culturalmente la partecipazione al processo dell’unità italiana. Molto spesso non si ha piena coscienza di quello che ha voluto dire negli avvenimenti del 1959-1961 il fatto che la Toscana di Bettino Ricasoli avesse cacciato il Granduca Leopoldo II e si fosse mantenuta autonoma e disponibile per la creazione del Regno d’Italia anche dopo l’armistizio di Villafranca, quando il capolavoro diplomatico cavouriano sembrava messo in questione dall’accordo stipulato da Napoleone III con l’Impero asburgico, in cui la Toscana addirittura avrebbe dovuto essere riassegnata al Granduca di Lorena. Vieusseux è stato una personalità di quella Firenze e di quella Toscana che ebbero allora questo importante ruolo nazionale.

Nell’ambito del bicentenario, il 24 settembre si svolge un’iniziativa molto importante e significativa. Essa è organizzata (insieme al Gabinetto Vieusseux) dalla Chiesa Riformata svizzera di Firenze di cui Vieusseux è stato membro fino alla sua morte avvenuta nel 1863. Anzi si svolge nel luogo della sua sepoltura nel cimitero protestante cosiddetto “degli Inglesi”, per la nazionalità prevalente dei defunti, ma in realtà della Chiesa Riformata svizzera, situato in piazzale Donatello, un tempo addossato alle mura della città e ora “isola dei morti” (così la definì il pittore Arnold Böcklin, all’interno dei viali di circonvallazione. In altre parole, con questa iniziativa si intende ricordare la fede protestante del Vieusseux, componente molto significativa della sua personalità

Non è di buon gusto in genere, citarsi tra parenti. Ma sul rapporto tra Risorgimento e protestanti non posso fare a meno di citare Giorgio Spini che all’argomento ha dedicato un libro più volte riedito, in ultimo dalla Claudiana1. Ma è necessario farlo, perché è stato proprio Giorgio Spini a sottolineare che ci sono stati in quel periodo tre ginevrini che hanno creduto al Risorgimento italiano e hanno stimolato gli italiani a crederci, con i loro libri e con le loro iniziative culturali .Si tratta di Madame de Staël, l’animatrice del cenacolo del castello di Coppet, della figlia del ministro delle Finanze Necker, con il sui libro Corinne ou l’Italie di Sismonde de Sismondi (stabilitosi a Pescia) con la sua Histoire des Républiques Italiennes du Moyen Age e, appunto, di Giovan Pietro Vieusseux con le sue numerose e importanti iniziative in campo culturale, dal già ricordato Gabinetto Scientifico letterario, alla rivista Antologia che, rappresentò un ‘efficace incubatrice delle idee del Risorgimento italiano oltre ad altre importanti riviste come l’Archivio storico italiano e Il giornale agrario2.

Vieusseux in particolare con le sue iniziative veniva a sottolineare l’autonomia, l’unitarietà e la forza della cultura di un’Italia divisa in tanti stati e staterelli e nel contempo a collocarla non in un contesto nazionalistico o provinciale, (la “Firenzina” granducale) ma nel contesto delle più moderne correnti culturali e scientifiche dell’epoca. Il Risorgimento italiano veniva visto in chiave liberale e liberale era il Vieusseux, che collaborava ampiamente e strettamente con personaggi come Gino Capponi e Raffaello Lambruschini o con lo stesso cattolicissimo Niccolò Tommaseo, rifiutando da un lato il fanatismo confessionale e dall’altro mantenendo il legame con la sua fede riformata.

La figura di Giovan Pietro Vieusseux nella sua rivisitazione consente di ripercorrere questo rapporto tra Risorgimento e protestanti, che è poi anche un legame culturale di simpatia verso la causa italiana che percorre le principali potenze protestanti europee e che quindi ha influenzato, più di quanto non sembri, il nostro processo di unità nazionale.

1. G. Spini, Risorgimento e protestanti, Torino, Claudiana 1998.

2. Cfr. V Spini, Attualità di un testo, in G. Spini, Risorgimento Italiano, a cura di M. I. Germontani e V. Spini, pp. 30-39, Edizioni SiZ, Campagnola di Zevio (Verona) 2011.

La cerimonia di omaggio a G. P. Vieusseux si svolge giovedì 24 settembre alle 17,30 con saluti e interventi di Luca Milano, Francesca Paoletti, Gloria Manghetti, Cosimo Ceccuti, Valdo Spini, Julia-Bolton Holloway, al Cimitero degli Inglesi, p.le Donatello 38.

 

Foto: La tomba di Vieusseux nel Cimitero degli inglesi di Firenze, di sailko

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