I diritti degli adolescenti

Preoccupazione in Zimbabwe per la chiusura delle scuole a causa del Coronavirus: aumentano i matrimoni precoci, ma è in discussione una legge per migliorare la situazione

Scolarizzazione e matrimoni precoci, due situazioni teoricamente agli antipodi, che purtroppo in Zimbabwe hanno trovato negli ultimi mesi un punto di contatto chiamato Covid-19. Con la chiusura delle scuole per prevenire la diffusione del contagio, infatti, per molte ragazze si è materializzata la possibilità di contrarre un matrimonio forzato e anzitempo (del problema avevamo parlato anche qui citando la situazione in Kenya e la preoccupazione della Federazione luterana mondiale).

Lo rileva allarmata in un recente articolo la United Methodist Church spiegando che, soprattutto nelle zone rurali e più povere, dove una stagione di siccità ha portato a raccolti molto poveri, obbligando alcune famiglie a vendere bovini e capre per sopravvivere, il lockdown imposto a livello nazionale dal 24 marzo ha esposto le giovanissime a un matrimonio combinato dalle famiglie, o “scelto” (senza l’approvazione dai genitori) nella speranza di evitare la fame, o perché già incinte, oppure alla fuga da casa.

La mancanza di una guida continuativa, del sostegno psicologico forniti dalla scuola, ha aggravato questa situazione, che si somma peraltro a una realtà scolastica già difficile, fatta di infrastrutture inadeguate e difficile accesso di molti studenti a libri e dispositivi elettronici, fondamentali nella didattica a distanza attuata negli scorsi mesi.

Già prima della pandemia Covid, lo Zimbabwe Demographic and Health Survey (corposa indagine prodotta dall’istituto nazionale di statistica all’interno del programma DHS, promosso dall’Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale, la più recente risale al 2015) indicava che più del 35% delle donne sposate, fra 15 e 49 anni, è vittima di violenze fisiche o sessuali da parte del marito o convivente, e che una ragazza su tre contrae matrimonio prima dei 18 anni, spesso con uomini più vecchi. L’ufficio delle Nazioni unite per gli affari umanitari (Ocha) ha poi rilevato che dallinizio del lockdown sono aumentati i livelli di abusi psicologici, all’interno dei casi di violenza di genere, di circa il 60%.Qualche passo in avanti però si sta tentando di farlo, a livello legislativo: recentemente sono stati introdotti dei miglioramenti nella legge sull’educazione, con un emendamento per far rispettare il diritto a un’educazione universale, gratuita e obbligatoria, prevedendo, tra le altre cose, l’attenzione all’aspetto della salute riproduttiva e sessuale, la tutela degli studenti con disabilità, ma soprattutto il divieto (sia per le scuole governative che per quelle private) di espellere studentesse sposate o incinte. Un aspetto, quest’ultimo, che risponde alle preoccupazioni per l’aumento dei casi dallo scoppio dell’epidemia Covid.

Un secondo passo riguarda il progetto di legge sul matrimonio (Harmonised Marriages Bill), che a fine agosto è stato sottoposto al dibattito in seconda lettura al Senato. La legge, su cui si discute dall’inizio del 2020, punta il dito proprio sui matrimoni precoci, stabilendo un’età minima di 18 anni, ma il dibattito si è incagliato in due pericolosi scogli: l’età minima legale per i rapporti sessuali e per l’accesso a servizi di salute sessuale e riproduttiva. Dal momento che è opinione diffusa che non dovrebbe esserci attività sessuale al di fuori del matrimonio, è comprensibile come l’età di 18 anni possa creare qualche problema, esponendo due adolescenti all’accusa di stupro o aggressione sessuale e alla prospettiva di una lunga detenzione; e si capisce anche perché, secondo la DHS sopra citata, il 96% delle donne tra 45 e 49 anni è o è stato sposato (il 98% tra gli uomini, fra i quali non è infrequente la poligamia).

Fissare a 18 anni l’età minima per l’accesso ai servizi di salute riproduttiva ha conseguenze nefaste in termini aborti clandestini e malattie sessualmente trasmissibili. Questa legge, commentano in un articolo Laylee Moshiri (rappresentante dell’Unicef Zimbabwe) e Esther Muia (rappresentante nazionale del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione - Unfpa), dovrebbe «riconoscere gli adolescenti come detentori di diritti, anche in termini di protezione del loro diritto all’informazione […] è tempo per la società di affrontare questo problema e le verità a volte scomode sull’attività sessuale degli adolescenti. Dobbiamo discutere se proibirla per legge sia il modo più efficace di proteggerli, e coinvolgerli nelle decisioni e nelle politiche che li riguardano, ascoltando la loro visione».

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