Dio si lascia trasformare dalla nostra preghiera

Un giorno una parola – commento a Matteo 15, 25

O Signore, ascolta la mia preghiera, porgi orecchio al mio grido; non essere insensibile alle mie lacrime
Salmo 39, 12

Ella però venne e gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, aiutami!» 
Matteo 15, 25

Come la cananea, anche il salmista si perde nel grido di aiuto per diventare lui stesso supplica. Disperati, perdiamo ogni orgoglio e riconosciamo la nostra miseria, per incidente, peccato o malattia, o per il carico di sofferenza, come di questa donna, per una figlia posseduta. Chi è che prega, anzi grida in questa maniera? È chi vede la propria situazione davanti a Dio senza arrendersi e si fa riconoscere da lui definendosi «uno straniero residente presso di te, un forestiero». 

La pagana credente sa che nel Figlio di Davide è all’opera il Dio di Israele, e ne deduce che – per quanto ai margini – lei, donna, disprezzata, non ebrea, tra i “cagnolini”, può accedere per sua figlia alle briciole di grazia sotto la tavola del regno. Deve però ragionare con Gesù, dapprima infastidendolo e catturando con l’insistenza la sua attenzione; poi, scegliendosi bene le parole, come il Salmista, anche lei si fa avanti, è ardita, non le importa perdere la faccia, perché c’è di mezzo la vita di sua figlia, e allo stesso tempo, non può pretendere, ma solo chiedere, supplicare. 

Dio in Cristo si trova alla frontiera, tra la “zona di comfort” della terra promessa e quella degli esclusi. Questa donna osa spezzare le barriere del confine! C’è, ci sarà pane, guarigione per tutti, nulla si toglierà di bocca ai figli. 

Ci sembra di udire l’eco di quel recente motto “prima gli italiani” – ma ci sono briciole abbondanti per tutti, anche per quei giovani e ragazze con bambini rifugiati sotto i ponti di Ventimiglia. Ce n’è per tutti, in tutta l’Europa, anche per chi chiede soltanto i resti caduti sotto il tavolo dell’indifferenza. La preghiera dei popoli non può che essere ragionata, emotiva, persistente, franca: è il grido che sale al Dio Vivente di Abramo, Isacco e Giacobbe, al Dio di Gesù. Dio si lascia trasformare dalla nostra supplica. Vuole essere vinto, convinto, sconfitto dal nostro ardire. La donna pagana dalla grande fede ha fatto breccia nel cuore di Gesù, nel cuore di Dio.  

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