Dio ci accoglie e ci dona vita piena

Un giorno una parola – commento a Salmo 23, 5

Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo; la mia coppa trabocca
Salmo 23, 5

Gesù era a Betania, in casa do Simone il lebbroso; mentre egli era a tavola entrò una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore; rotto l’alabastro, gli versò l’olio sul capo. Alcuni, indignatisi, dicevano tra di loro: «Perché si è fatto questo spreco d’olio? Ma Gesù disse: «Lasciatela stare! Perché le date noia! Ha fatto un’azione buona verso di me»
Marco 14, 3-4.6

La prima parte del più letto dei salmi ci descrive, in un parallelo con la cura del gregge, l’azione di Dio che ci garantisce l’essenziale: cibo, acqua, giustizia, vita, protezione. Negli ultimi due versetti lo scenario cambia: non siamo più in un paesaggio campestre, ma in una casa. Nella casa del Signore.

In questa casa, lo stesso Signore che ha provveduto alla nostra vita, la ricolma di attenzioni e di onore. Da vero Signore dell’antico oriente, Dio onora chi entra a casa sua. Davanti agli occhi invidiosi dei nemici, Dio tratta il suo ospite secondo l’etichetta prevista nel caso di invitati importanti: apparecchia la tavola da pranzo, unge il capo del suo ospite di olio profumato e serve da bere con abbondanza. Se nella prima parte del salmo emergeva il carattere deciso dell’azione divina (il bastone e la verga servivano tanto a dirigere il gregge quanto a difenderlo dai predatori), in questa emerge quell’attenzione e quella cortesia caratteristiche dell’antica ospitalità, generosa e profonda.

Il dono di Dio non è appena sopra la sufficienza. È una vita piena, perché da lui stesso ricevuta nella sua casa con tutti gli onori. Noi ci presentiamo a lui come servi e sudditi; lui ci riceve come amici e figli. Noi gli riconosciamo tutto l’onore; lui ci riceve con tutti gli onori. Considerando la sua attenzione e la sua generosità nei nostri confronti, la nostra vita di credenti e di esseri umani non potrà che migliorare. Il nostro “Grazie!” acquisirebbe non solo profondità, ma anche quello stupore che lo irrobustisce come nessun altro sentimento.

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