Il Regno che cresce nascosto

Un giorno una parola – commento a Marco 4, 26-28

Egli fa cose grandi e imperscrutabili, meraviglie innumerevoli
Giobbe 9, 10

Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. La terra da se stessa porta frutto
Marco 4, 26-28

Il regno di Dio è come una persona che getti il seme nel terreno. Non semplicemente un seme, ma un seme gettato.Il regno di Dio è qualcosa di cominciato. In Gesù Cristo il regno di Dio è cominciato, in Gesù Cristo il regno di Dio è giunto fino a noi.

Il regno di Dio è come «il seme che germoglia e cresce senza che sappia come». Anche se sappiamo in teoria come accade, anche se sappiamo quali azioni favoriscono il formarsi del germoglio e la sua crescita, questa rimane un’azione non nostra, che non si può controllare, eppure questo non impedisce a chi semina di fare affidamento sul fatto che i semi germoglieranno. Chi semina sa che il seme germoglierà anche se non sa come. Certo, non ne ha la certezza assoluta, può accadere, accade che i semi non germoglino, per diversi motivi, per chissà quali motivi. Ma questo non toglie che ci siano delle buone ragioni per avere fiducia che germoglieranno. Ci sono delle fondate ragioni, fondate sull’esperienza e sull’osservazione. Il regno di Dio germoglia e cresce, avanza e si avvicina senza che noi sappiamo come, anche se noi non sappiamo come. Non solo, ma germoglia e cresce senza che noi facciamo niente: «la terra da se stessa dà il suo frutto». Dopo aver gettato il seme, la persona della parabola «dorme e si alza, la notte e il giorno». Se ne va a dormire, è tranquilla, ha piena fiducia che vedrà il germoglio, la pianta crescere, dare frutto e che quel frutto con il suo lavoro potrà raccogliere.

Il seme che nascosto, al buio, nel segreto della terra si trasforma dà anche l’idea di qualcosa di nascosto, di non evidente, che non salta all’occhio. Se guardiamo un campo seminato prima che spuntino i germogli, sembra che non stia succedendo niente. Un campo non seminato e uno appena seminato sono uguali a vedersi, vuoti entrambi. Addirittura, un campo non coltivato può sembrare meno vuoto, lì almeno c’è l’erba, mentre nel nostro campo appena seminato solo terra. Eppure, nascosta al nostro sguardo, la vita procede, il seme si trasforma e si prepara a germogliare e dare frutto. Così è del Regno di Dio, in questo mondo diviso dall’ingiustizia, dilaniato dalla violenza, il regno non sembra essere presente, non sembra vicino, non sembra possibile. Altre prospettive, anche se molto più misere, come un campo incolto, sembrano più prospere di questo campo dove ancora non è germogliato nulla. Eppure, nascosto alla vista, anche quando non sembra possibile, il Regno cresce in mezzo a noi, qui nel nostro mondo.

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