Regno Unito. Durante la pandemia ridotto l’impegno delle chiese verso i giovani

I dati sono stati forniti dalla recente ricerca «Growing Lives» realizzata dalla organizzazione Allchurches Trust lo scorso giugno

La pandemia di Coronavirus ha evidenziato la difficoltà delle chiese a relazionarsi con le giovani generazioni: è quanto si evince dalla nuova ricerca Growing Lives realizzata dall'ente nazionale di beneficenza Allchurches Trust nel giugno 2020.

Quasi un quarto delle chiese intervistate online ha riferito che l’impegno con bambini e giovani si è ridotto, mentre il 30% ha dichiarato di non essere stato in grado di svolgere durante il lockdown attività specifiche per le giovani generazioni.

La ricerca ha coinvolto 638 chiese. In termini di appartenenza denominazionale: il 66% hanno dichiarato di essere anglicane, l’8% metodiste e il 6% battiste. Le restanti si sono definite ecumeniche o non appartenenti ad alcuna denominazione.

Lo scopo del sondaggio era anche di fare un raffronto con i dati raccolti nella ricerca Growing Lives del 2019, che aveva posto la domanda: «Quanto efficaci sono le chiese nell’essere in contatto con i giovani e di quale aiuto hanno bisogno per farlo meglio?».

Secondo i dati acquisiti, solo il 10% delle chiese ha riferito di un aumento dell’impegno con i giovani durante il lockdown. La ricerca ha mostrato che circa un quarto (23%) delle chiese ha subito una ulteriore riduzione dell’impegno con questa fascia d’età durante il periodo di chiusura; mentre circa il 24% delle chiese ha visto ridotto l’impegno con i bambini più piccoli (da 0 a 10 anni).

Tra le domande poste alle chiese: quali attività rivolte ai giovani sono state svolte e con quale frequenza durante il blocco? Quali domande i giovani hanno formulato di più? Quali sono stati i maggiori problemi che i bambini e i giovani hanno affrontato nelle loro comunità in questo momento di incertezza?

Oltre la metà delle chiese (55%) è riuscita a coinvolgere bambini e giovani attraverso il regolare culto online, mentre il 46% ha gestito specifiche attività online rivolte a bambini e genitori; il 31% ha invece proposto online attività rivolte esclusivamente ai giovani. 

Considerando che la ricerca Growing Lives del 2019 aveva rivelato che solo il 7% delle chiese era disposto a offrire supporto online a bambini e giovani, «è chiaro che il lockdown è stato un fattore trainante che ha spinto le chiese a cogliere le opportunità digitali e a interagire con le famiglie online», ha dichiarato AllChurches Trust in un comunicato stampa.

Tim Carroll, presidente di Allchurches Trust, ha dichiarato: «Dal confronto tra la ricerca dello scorso anno e quella nuova si evince che molte chiese non si sentono in grado di promuovere il lavoro con i bambini e i giovani, ma ciò che si percepisce forte e chiaro è il desiderio e la determinazione di tante chiese a affrontare tale sfida a testa alta. Con le giuste competenze e risorse messe in atto, quasi tutte le chiese hanno affermato che vorrebbero garantire più sostegno e attività per le future generazioni, e il blocco del Coronavirus ha portato molte chiese a lasciare la loro zona di comfort per raggiungere più famiglie online. Ciò può aiutare a sostenere la crescita della chiesa e la connessione tra i membri della comunità nei prossimi mesi. Durante il lockdown, molte chiese hanno trovato alcuni modi davvero creativi per aiutare i bambini e i giovani a sentirsi meno isolati e più connessi».

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