L’amore ci rende graditi a Dio

Un giorno una parola – commento a I Corinzi 8, 3

Potrebbe uno nascondersi in luogo occulto in modo che io non lo veda?», dice il Signore.«Io non riempio forse il cielo e la terra?», dice il Signore
Geremia 23, 24

Se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui
I Corinzi 8, 3

L’amore verso Dio e verso il prossimo sono due cose intimamente connesse al punto che l’una non può esistere senza l’altra. «Se qualcuno ama Dio», con queste parole Paolo non fa precedere l’amore umano all’amore di Dio. È Dio che per primo ci ha amati e si è fatto conoscere a noi in Cristo. Dio è perciò fonte dell’amore e della conoscenza di Dio, diversa da una conoscenza puramente intellettuale. L’apostolo Paolo contrappone la vera conoscenza di Dio, fondata sul suo amore rivelato in Cristo, nella follia della croce, alla conoscenza o sapienza umana. Ai Corinzi che si vantavano della loro sapienza (gnosi), Paolo dice: «Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere, ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui». In altre parole Paolo dice: se c’è qualcuno che pensa di possedere la conoscenza in base alla sua formazione intellettuale, ebbene, quella persona non ha ancora acquisito una vera conoscenza di Dio.

Ieri come oggi, Dio è per molti cristiani un concetto intellettuale. Con lo studio della Bibbia è possibile acquisire una conoscenza di Dio molto relativa, intellettuale, ma la vera conoscenza di Dio si ha solo attraverso une relazione personale con lui. È esattamente quello che dice l’apostolo Paolo quando parla della conoscenza di Dio. Non basta la sapienza umana per conoscere Dio che è una realtà viva, bisogna fare esperienza personale con lui. Conoscere chi è Dio per me significa entrare nel raggio del suo amore e aprire le porte della propria esistenza a Dio perché sia lui a dirigere la mia vita e i miei pensieri.

Nella sua duplice dimensione verticale e orizzontale, l’amore ci rende graditi a Dio, ed è segno tangibile del fatto che conosciamo Dio e siamo da lui conosciuti. Senza quest’amore ricevuto e condiviso con gli altri, la nostra conoscenza di Dio è solo una conoscenza sterile e inutile. Dio può non conoscerci: «Io non so da dove venite» (Luca 13, 25).

Volendo fare un confronto tra le due conoscenze, la conoscenza intellettuale ha come sorgente l’essere umano, rimane a livello dell’intelligenza, porta all’orgoglio, all’autocompiacimento e a competere con il prossimo.Invece, la vera conoscenza di Dio ha come sorgente Dio stesso, penetra nel cuore portando alla coscienza il fatto che la vita dell’essere umano si svolge sotto lo sguardo di Dio. Ciò costituisce un invito alla responsabilità gli uni nei confronti degli altri.

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