Voci contro il razzismo

Il Consiglio ecumenico delle chiese si è riunito online per combattere la discriminazione razziale e promuovere la giustizia sociale

Le «voci» del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) si sono unite per affermare il contrasto a ogni forma di razzismo e per promuovere la giustizia sociale.

«Voci» che oggi sono un amplificatore condiviso di un’idea: che solo una «“conversione” potrà porre fine a tutte le forme di razzismo e di discriminazione razziale»; una tesi già esposta in una dichiarazione comune del Comitato esecutivo del Cec diramata il 3 giugno scorso e incentrata sulla giustizia razziale negli Stati Uniti.

Dianna Wright, direttora ad interim delle relazioni ecumeniche e interreligiose della Presbyterian Church degli Usa, ha affermato «Oggi le persone che incontro sono arrabbiate e giustamente. E quando ti interpellano sul tema della giustizia, spesso non sai cosa dire loro. Ma Dio ci chiede di fare qualcosa e trovare delle risposte».

Anne Glynn-Mckoul, membro del Comitato esecutivo del Cec e appartenente al Patriarcato greco ortodosso di Antiochia e alla All the East Usa, ha dichiarato che «Gli Stati Uniti sono in crisi. Le dimostrazioni nelle strade, protrattesi nel tempo, sono un’esplosione di rabbia per denunciare i fenomeni di razzismo sistemico sempre più palesi. Importanti, invece, sono state le testimonianze e l’effetto “contagioso” che queste dimostrazioni hanno avuto anche sulle nuove generazioni. Abbiamo bisogno che oggi i leader religiosi siano più visibili, udibili, e che si uniscano sempre di più alle marce della solidarietà insieme ai manifestanti, per essere essi stessi i testimoni di un’inversione di tendenza e per contrastare chi propone la tesi di una supremazia bianca».

David Emmanuel Goatley, direttore della Facoltà dell’Ufficio degli Studi della Duke University Divinity School, North Carolina, Usa, ha dichiarato che l’America nera sta cercando di dire all’America bianca e al mondo intero che «soffriamo di violenze politiche. La tragedia che ha colpito George Floyd a Minneapolis è simbolica, perché esprime bene la sofferenza che tante persone di pelle nera devono quotidianamente subire negli Stati Uniti».

Vicken Aykazian della Chiesa apostolica armena (sede della Santa Etchmiadzin) negli Stati Uniti, ricordando la sua provenienza, ossia da un paese in cui le minoranze sono state sempre emarginate, ha detto «in questo Paese, gli Stati Uniti d’America, posso comprendere molto bene la lotta portata avanti dalle nostre sorelle e dai nostri fratelli afroamericani. Il razzismo è malvagio. Come cristiani dobbiamo essere all’avanguardia; sempre in prima linea per far sentire la nostra voce, ovunque ci siano delle ingiustizie».

Angelique Walker-Smith, attivista della Chiesa panafricana e ortodossa a Bread for the World, che ha passato molti giorni per le strade degli Stati Uniti insieme ai manifestanti, ha ricordato «in tutto il mondo le persone di etnia africana, anche quelle colpite dalla fame e dalla povertà, stanno dicendo “ora basta!”. Come chiese e come popolazione del mondo non possiamo che avere una visione inclusiva, proprio per edificare il regno di Dio ed essere noi stessi il regno di Dio».

Mary Ann Swenson, della United Methodist Church (Usa) e vice moderatora del Comitato Centrale Cec, ha affermato che «la povertà e il modo con cui molte persone sono trattate nel mondo denota una evidente disparità di trattamento e quanto, spesso, sia difficile eliminare quello che si può definire: razzismo istituzionale».

Karin van den Broeke, della Chiesa protestante nei Paesi Bassi e nel Comitato Esecutivo della Cec, ha affermato che tante persone nel mondo «stanno ancora subendo fenomeni di razzismo. Il ruolo delle chiese è quello proclamare il messaggio della Bibbia e partendo dalla fede personale gridare al mondo che siamo tutti uguali».

Nella dichiarazione del 3 giugno il comitato esecutivo del Cec afferma che oggi per combattere il razzismo è necessario fare molto di più: «In comunione con la Chiesa episcopale metodista africana affermiamo che «i sistemi sanitari e educativi “corrotti”; i sistemi politici e economici governati da razzismo, la disuguaglianza economica e la diffusa pratica del privilegio bianco stanno mettendo a rischio le persone di colore in tutto il mondo. Affermiamo che gli interessi dei suprematisti bianchi oggi non sono più accettabili».

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