Razzismo, un peccato anche nostro

Le chiese protestanti sudamericane, solidali con le sorelle statunitensi nella denuncia del razzismo e della supremazia bianca: una piaga che però non riguarda solo gli States

L’Alleanza delle Chiese presbiteriane e riformate dell’America Latina e dei Caraibi (Aipral) si è espressa nei giorni scorsi con una denuncia contro il razzismo e la supremazia bianca negli Stati Uniti, in una lettera aperta in cui dichiara che «il razzismo […] è una parte essenziale dell’ingiustizia economica e della visione gerarchica che nega che tutti gli esseri umani sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio».

La dichiarazione, solidale con la Chiesa presbiteriana degli Usa (PcUsa), continua: «Come chiese di tradizione riformata siamo chiamate a imparare dall’esperienza e dalla visione delle nostre sorelle e fratelli in Sudafrica espresse nella Confessione di Balhar, che le nostre chiese sono testimoni di un’umanità riconciliata dall’amore e dalla grazia del Nostro Signore Gesù Cristo – e conclude – Dio ascolta, addolorato, la voce del suo figlio che non può respirare. Dio ascolta, addolorato, la voce delle sue figlie e figli che sono oppressi dall’odio e dalla violenza».

A firmare la dichiarazione del corpo regionale, che riunisce 22 chiese presbiteriane e riformate del Centro e Sud America, legate alla Comunione mondiale di chiese riformate (Cmcr-Wcrc), sono il presidente e il segretario esecutivo, i pastori Agnaldo Pereira Gomez e Dario Barolin.

Il primo afferma: «La missione dell’Aipral è ispirata dai valori del regno di Dio, inclusione, uguaglianza, solidarietà e amore, mentre cerchiamo di costruire una cultura di pace. Anche nella nostra regione gli esclusi gridano “Non posso respirare”».

Dario Barolin, che è anche pastore della Chiesa evangelica valdese del Rio de la Plata, dichiara invece: «L’Aipral di solito non commenta pubblicamente fatti accaduti oltre i nostri confini, ma in questo caso ci siamo sentiti costretti a esprimere la nostra solidarietà e accompagnamento in preghiera verso i nostri fratelli e sorelle negli Usa, in parte perché il razzismo sistemico e la necessità di sradicare la supremazia bianca sono presenti anche nell’America Latina e nei Caraibi. I modi in cui questi problemi si manifestano nella nostra regione possono variare, ma gli afrodiscendenti, le popolazioni indigene e migranti devono affrontare l’orrore di questi peccati strutturali ogni giorno. Così, in questa dichiarazione ci rivolgiamo anche ai membri delle nostre chiese. Ecco perché citiamo la Confessione di Belhar, collocata concretamente nella realtà storica di una chiesa che è stata abbastanza coraggiosa da nominare i peccati del razzismo e della supremazia bianca. Allo stesso tempo, abbiamo contatti abbastanza regolari con i nostri fratelli e sorelle ispanici negli Usa da sapere che anche loro devono avere a che fare con l’impatto del razzismo ogni giorno. Dalla nostra esperienza, sappiamo che a volte siamo tentati di guardare dall’altra parte, quando ci troviamo di fronte a comportamenti razzisti verso le nostre sorelle e fratelli afroamericani. Abbiamo imparato che insieme affrontiamo le stesse strutture oppressive».

In risposta al messaggio dell’Aipral, la direttrice ad interim della Presbyterian World Mission, Sara Lisherness, grata per il supporto delle chiese sorelle nel difficile cammino «per smantellare il razzismo nella nostra denominazione e nella nostra società», ha dichiarato (come si legge nell’articolo che riporta la notizia): «Siamo a un bivio nel corso della storia: non possiamo più ignorare l’oppressione della popolazione di colore, in particolare i nostri fratelli e sorelle neri. Dobbiamo lavorare insieme per parlare, sostenere, portare testimonianza per la giustizia, l’equità e la pace».

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