Cinque anni fa a Torino, una giornata storica

Pubblichiamo l’intervento del pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia nella Trasmissione radiofonica “Culto evangelico” di domenica 21 giugno 2020 a 5 anni dalla visita del pontefice alla Chiesa valdese di Torino

Una giornata storica: così cinque anni fa, a questi stessi microfoni, definivo l’evento di lunedì 22 giugno 2015 a Torino, quando per la prima volta un papa varcava la soglia di un tempio valdese, luogo di culto di una chiesa che ha aderito alla Riforma protestante nel 1532, avendo alle spalle oltre tre secoli di vita e di persecuzione, come movimento evangelico centrato sulla povertà e sulla libera predicazione del Vangelo.

«Da parte della chiesa cattolica – ha detto papa Francesco nel tempio valdese di Torino – vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!». Questa richiesta di perdono, ha dichiarato l’allora moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, «ci ha profondamente toccati e l’abbiamo accolta con gioia. Naturalmente non si può cambiare il passato, ma ci sono parole che a un certo punto bisogna dire, e il papa ha avuto il coraggio e la sensibilità per dire la parola giusta».

Una giornata storica, dunque: a distanza di cinque anni lo possiamo senz’altro confermare. Anche per la fraterna franchezza e la qualità dei discorsi che sono stati pronunciati dalle due parti. Particolarmente importante, nel discorso di papa Francesco, l’affermazione che «l’unità che è frutto dello Spirito Santo non significa uniformità. I fratelli infatti sono accomunati da una stessa origine ma non sono identici tra di loro. Ciò è ben chiaro nel Nuovo Testamento, dove, pur essendo chiamati fratelli tutti coloro che condividevano la stessa fede in Gesù Cristo, si intuisce che non tutte le comunità cristiane di cui essi erano parte avevano lo stesso stile né un’identica organizzazione interna. Addirittura, all’interno della stessa piccola comunità si potevano scorgere diversi carismi (cfr. I Cor. 12-14) e perfino nell’annuncio del Vangelo vi erano diversità e talora contrasti (cfr. Atti 15,36-40). Purtroppo è successo e continua ad accadere che i fratelli non accettino la loro diversità e finiscano per farsi guerra l’uno con l’altro». Con queste parole il papa ha mostrato di accogliere pienamente un’idea di ecumenismo – definito delle “diversità riconciliate” – che è lontano anni luce da quell’“ecumenismo del ritorno” (il ritorno a Roma dei “fratelli  separati”) che caratterizzava l’approccio cattolico fino ad alcuni decenni fa.

La visita di papa Francesco al tempio valdese di Torino ha aperto nuovi orizzonti per la collaborazione ecumenica in Italia; potremmo citare come esempi il fatto che dal 2016 i convegni ecumenici nazionali della Conferenza episcopale vengono organizzati insieme a protestanti e ortodossi, o l’iniziativa ecumenica dei corridoi umani promossa da Federazione delle chiese evangeliche e Comunità di Sant’Egidio. Certo, c’è ancora molto cammino da fare; ma, per citare il saluto di commiato della diacona Alessandra Trotta (che allora era presidente dell’Opera metodista e oggi è la nuova moderatora della Tavola valdese) occorre continuare a camminare insieme «con speranza, per portare speranza».

Foto di Pietro Romeo

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