Conoscere la verità

Un giorno una parola – commento a Giovanni 8, 31-32

Tutto questo non ti succede forse perché hai abbandonato il Signore, il tuo Dio, mentre egli ti guidava per la buona vita?
Geremia 2, 17

Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi 
Giovanni 8, 31-32

Si conosce la verità solo se si persevera, si rimane, nella Parola. E questa permanenza produce una trasformazione: diventerai figlio di Dio, diventerai discepolo suo, non di altri. E conoscerai la verità.  Quale è la verità che si conoscerà? Non è quella alla quale normalmente pensiamo, astratta e filosofica, ma una verità che ha un connotato religioso, la verità divina, che rimane per sempre. Una verità, quindi, che si conosce nella fede. Conoscere la verità vuol dire conoscere Dio stesso. E conoscendo Dio verrai liberato. Non ti liberi da solo, nella tua coscienza – e qui c’è una distanza abissale con tutti i modi di pensare consueti (meditazione, filosofia, ragionamento, ecc.) – ma vieni liberato dalla verità.

Solo chi persevera nella conoscenza di questa Parola verrà liberato. Da che cosa? Dai peccati, dalla paura della morte e, aggiungerei in questa sede, anche da chi, ritenendo di essere un passaggio obbligato, ti vuol spiegare la verità. Il ragionamento è stringente: siccome, perseverando nella Parola, conoscerai direttamente Dio, sarai liberato dalla necessità di intermediari, di interpreti. Tu, liberato da qualsivoglia mediatore, ti troverai da solo difronte alla nuda Parola di Dio: questa è la verità. Ci sei tu e la parola di Dio e basta. Nessuno si interpone tra la tua coscienza e Gesù Cristo.

 

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