16 giugno 1963, lo spazio è donna

Era il 16 giugno 1963 quando la russa Valentina Tereshkova a bordo della navicella Vostok 6 «naviga» per 70 ore conquistando lo spazio

Il 16 giugno 1963 la russa Valentina Tereshkova a bordo della navicella Vostok 6 fu la prima donna a «circumnavigare» la Terra compiendo 49 orbite complete con quasi tre giorni di missione. 

Tereshkova non farà mai più un secondo viaggio in orbita perché «non fu un’esperienza felice», ricordò lei stessa solo nel 2007, e diventerà (lo è tutt’oggi) un importante membro del partito comunista e del governo sovietico prima e poi russo. 

A dimostrarlo le recenti linee di indirizzo politico adottate in Russia: tra le sue iniziative c’è la proposta di «resettare» i mandati presidenziali. Un espediente che permetterà a Putin di rimanere al potere fino al 2036.

Negli anni l’astronauta/politica ha avuto il merito di far comprendere in Russia e nel mondo quanto sia importante il ruolo delle donne nella politica, nella cultura, nella società. 

«Valia, la chiamava affettuosamente Nikita Krusciov – ricorda Paolo Valentino su Il Corriere delle Sera –, Chayka (gabbiano), il nome in codice via radio mentre faceva la Storia girando intorno alla Terra a bordo della minuscola navicella Vostok-6 aveva appena 26 anni», nel 1963. 

Quel 16 giugno 1963 fu lanciata nello spazio dal cosmodromo di Bajikonur per una missione di tre giorni, diventando così la prima donna astronauta al mondo, un primato che dovette pagare a caro prezzo: «Un’impresa ai confini delle possibilità umane. Nonostante la missione fosse sul punto di concludersi in tragedia – ricorda Valentino – fu uno spettacolare colpo di propaganda per l’Unione Sovietica, che mostrava al mondo la superiorità del sistema socialista; primo non solo nella conquista del cosmo ma anche nella parità di genere. Da allora, la figlia dell’operaia tessile e del trattorista venuta da Jaroslav è sempre stata un’icona: non solo sovietica e russa, ma anche universale. Perfino una valle lunare è stata ribattezzata col suo nome».

Il viaggio della prima donna nello spazio fu un’odissea che per poco non si concluse in tragedia. E così anche il viaggio di ritorno verso la Terra «tanto che si rese necessario girarlo cinematograficamente per i cinegiornali dopo la convalescenza dell’astronauta in ospedale», conclude Valentino.

In un’intervista rilasciata a Komsomolskaya Pravda Tereshkova in occasione del suo settantesimo compleanno l’astronauta, ormai politica di lungo corso, raccontò l’esperienza di quel 16 giugno 1963. 

«Tutto era andato bene sino all’ingresso nell’orbita terrestre», dopo una trentina di giri intorno alla Terra «i tecnici si accorsero di un tragico errore: la navicella Vostok si stava allontanando dal pianeta e sarebbe sfuggita alla attrazione terrestre per perdersi nello spazio». 

Dal centro di controllo dunque furono dunque impostate le necessarie correzioni. 

Nelle 70 ore e 50 minuti del volo i guai nella minuscola navicella per la giovane astronauta iniziarono presto: «Sentivo ripercussioni fisiche per l’assenza di peso, dolori addominali, vomitai perché ero legata al sedile e soprattutto mi faceva male la gamba destra. Non potevo togliere il casco e l’atterraggio avvenne grazie al paracadute». 

Fu un’esperienza terribile, disse «perché dopo essere stata sparata fuori dalla navicella dovetti affrontarlo in condizioni fisiche ormai compromesse».

 

Nella foto Tereshkova è insieme all’attivista afroamericana per i diritti umani e femminili Angela Davis (29 agosto 1972)

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