Davide e Golia

Un giorno una parola – commento a I Samuele 17, 45

Davide disse a Golia: «Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il giavellotto; ma io vengo verso di te nel nome del Signore degli eserciti»
I Samuele 17, 45

State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace
Efesini 6, 14-15

Chi più, chi meno, tutti conosciamo la vicenda di Davide e Goliat, questo gigante a capo dell’esercito filisteo che sfida gli israeliti a trovare un uomo che possa vincere in battaglia contro di lui. Sappiamo che vincerà Davide, un giovane forse impreparato ad un evento così importante, ma animato da grande fede per Dio e da grande amore per il suo popolo.

Nulla avrebbe lasciato intendere un tale esito, vista l’imponenza e l’esperienza di Goliat, un uomo spavaldo, presuntuoso, tronfio, ma preparatissimo alla battaglia e sempre vittorioso. Davide lo sfida, con altrettanta fierezza, sebbene non possedesse nemmeno un’armatura. Solo una fionda e poche pietre. Lui, però, è rivestito di un’armatura invisibile agli occhi dei nemici, un’armatura che lo proteggerà di fronte alla prova, che lo sosterrà e gli farà vincere ogni paura: l’armatura di Dio. Pensiamo a questo ragazzino così deciso e spesso dimentichiamo proprio che sia un ragazzino; tentiamo ad immaginare quanta paura avrà provato in quei momenti, quando si trovò dinanzi un nemico tre volte più grande di lui. Davide, però, trova il coraggio in quell’armatura che aveva indossato nel nome del Dio degli eserciti. Sa bene che con le proprie forze non potrebbe battere Goliat, per cui rifiuta di indossare anche la corazza di ferro. Sa che per battere il nemico più grande, è necessario lottare in nome di Colui che è più grande. Va e vince il suo gigante, quel “gigante” che voleva privarlo della sua stessa vita. E dopo di lui, tutti gli israeliti trarranno coraggio dalla sua vittoria per vincere anch’essi la loro condanna a morte contro l’esercito filisteo. Allora penso a Davide e ci rivedo Gesù, che con un mezzo rude come la croce ha vinto la morte; l’ha vinta non con spade e con lance, ma nel silenzio e nella sofferenza, traendo la sua forza dal suo legame inscindibile con Dio. Dal suo sacrificio obbediente tutta l’umanità ha ottenuto vittoria. In Lui il gigante invincibile, la morte, è stata sconfitta. Nel suo nome, nel nome potente di Gesù, noi abbiamo ottenuto la vittoria.

Immagine: Tiziano, Davide e Golia

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