Corridoi umanitari, guardando oltre il già fatto

Il webinar promosso ieri dalla rivista Confronti ha ribadito l’urgenza di ampliare e esportare dove possibile l’esperienza dei Corridoi umanitari

La scorsa settimana un’inchiesta giornalistica internazionale ha portato alla luce uno schema di detenzioni e respingimenti di migranti e richiedenti asilo messo in atto dalle autorità greche al confine con la Turchia.

La serie di pubblicazioni, nata dalla collaborazione tra Bellingcat, Deutsche Welle, Trouw e Lighthouse Reports, ha testimoniato per la prima volta in modo inequivocabile un coinvolgimento della guardia costiera e della polizia di frontiera greche in operazioni illegali sotto il profilo del diritto europeo e internazionale.

A riportare la notizia il giornale Eastjournal.

L’analisi dei documenti ha portato alla luce la pratica dei «“deep pushback”, ovvero di prelievi forzati di richiedenti asilo dal suolo greco con conseguenti respingimenti fin dentro il territorio turco. Gli episodi esaminati sono avvenuti tra febbraio e aprile sulle isole di Samos e Chios e lungo la frontiera terrestre con la Turchia nei pressi del fiume Evros».

«Come protestanti e cittadini europei – ha dichiarato il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, il pastore Luca Maria Negro nei giorni scorsi– rivolgiamo un pressante appello alle istituzioni nazionali e sovranazionali affinché elaborino un piano d’intervento che consenta almeno ai soggetti più vulnerabili oggi concentrati in Grecia di ricollocarsi in altri Paesi europei. Forti dell’esperienza dei Corridoi umanitari già realizzati dal Libano dal 2016, come Chiese protestanti ci mettiamo a disposizione per partecipare a piani di accoglienza straordinaria coordinati dal Governo».

La discussione accesasi ieri sera sul web in una partecipata conferenza dal titolo «Corridoi umanitari, una pratica replicabile. L’Europa e le nuove strategie per la protezione dei rifugiati» ha posto l’accento sulle reali «emergenze di oggi».

Il webinar promosso dalla Rivista e Centro Studi Confronti in partnership con il Centro Studi e Ricerche Idos e organizzato con il sostegno dell’Unità di Analisi, Programmazione e Documentazione Storico Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dopo i saluti del presidente del parlamento europeo David Sassoli, ha visto gli interventi (introdotti dal direttore di Confronti Paravati), tra gli altri, della la vice ministra degli Affari esteri Emanuele C. Del Re e quello del Capo Unità esteri Armando Barucco.

Per le chiese evangeliche erano presenti la moderatora della Tavola valdese, Alessandra Trotta, il segretario esecutivo della Diaconia valdese (Csd) Gianluca Barbanotti, il coordinatore del programma rifugiati e migranti della Fcei Mediterranean Hope, Paolo Naso; e le esperte della Fcei Federica Brizi, Giulia Gori e Fiona Kendall.

«Un convegno – ha ricordato Claudio Paravati in apertura dei lavori – resosi necessario fornire un resoconto dettagliato in termini di impatto umanitario, di inserimento/integrazione dei beneficiari, di costi/benefici del progetto pilota dei Corridoi umanitari lanciato in Italia dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) insieme alla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio, nell’ambito di un Protocollo d’Intesa concordato con i Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri».

Un primo Protocollo fu infatti firmato il 15 dicembre 2015. Valutata la sostenibilità del progetto ecumenico, che in meno di due anni ha accolto un migliaio di profughi, il 7 novembre 2017 ne fu stato firmato un altro analogo per il biennio 2018/19 per altri 1000 profughi.

I Corridoi umanitari sono infatti il frutto di una collaborazione ecumenica nata fra cattolici e protestanti: la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, la Tavola valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi con il loro Otto per mille), la Comunità di Sant’Egidio, insieme hanno scelto di unire le loro forze per un progetto di alto profilo umanitario, indirizzato a profughi in condizioni di vulnerabilità. Lanciato anche in Francia, Belgio e Andorra, il progetto è oggi un modello per l’accoglienza in Europa.

«Quello che accade ai confini dell’Europa, in Grecia e Turchia, sfida la coscienza morale e giuridica dell’Europa e spinge la società europea e quindi anche le Chiese a un nuovo grande impegno nei confronti di profughi ogni giorno più vulnerabili – è stato ricordato ieri. Si mettano subito in salvo almeno i minori, come chiedono decine di voci della società civile e della politica».

Un appello accorato quello della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) lanciato alle «coscienze europee».

Nel frattempo un nuovo rapporto di Oxfam (Organizazione che ha promosso progetti anche con la Diaconia valdese) a quattro anni esatti dall’accordo tra Ue e Turchia denuncia l’impatto umanitario devastante sul destino di decine di migliaia di uomini, donne e bambini, in fuga da guerra e persecuzioni, in paesi come la Siria, l’Afghanistan o l’Iraq: «Sono oltre 40 mila i richiedenti asilo intrappolati in condizioni disumane nei cinque campi profughi allestiti dalla Ue nelle isole greche. Un numero sei volte superiore alle effettive capacità di accoglienza delle strutture».

La situazione più grave resta nel campo di Moria a Lesbo, dove in questo momento sono circa 20 mila le persone ammassate in una struttura adibita per accoglierne un numero sette volte inferiore. L’incontro si è chiuso con l’auspicio che la sperimentazione dei Corridoi umanitari verso l’Italia sia l’occasione per rilanciare anche in tutta Europa (dove le condizioni politiche e sociali lo rendano possibile) questa buona pratica, oggi più che mai necessaria e urgente.

 

Nella foto di Gian Mario Gillio la diretta facebook. Su Zoom in quell'istante erano colegate oltre 200 persone