Covid-19 e strutture per anziani: un primo bilancio della Diaconia valdese

Trasparenza nella gestione dell'emergenza al Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna San Giovanni e nelle altre strutture 

È trascorso più di un mese – era il 5 aprile 2020 – da quando la Diaconia valdese ha redatto il comunicato stampa con il quale, a fronte di informazioni concitate e poco chiare apparse su alcune testate locali, si dava comunicazione rispetto alle procedure adottate nelle proprie strutture residenziali in tempi di Covid-19. 

«Il 30 aprile, dopo settimane di attesa, sono stati effettuati i tamponi, sia sugli ospiti che sui dipendenti, al Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna San Giovanni. Su 78 ospiti presenti in struttura 11 sono risultati positivi, di questi solo 2 sono sintomatici mentre gli altri 9 sono asintomatici o paucisintomatici. Per quanto riguarda gli operatori, su 71 sottoposti al test, 11 sono risultati positivi ma asintomatici. Ovviamente, i parenti di tutti gli ospiti positivi sono stati prontamente avvisati del responso»  comunicano dalla Diaconia valdese. 

«Il 28 aprile, due giorni prima del prelievo tamponi, la commissione di vigilanza dell’ASL TO3 ispezionava la struttura senza rilevare anomalie nelle procedure messe in piedi già dal mese di marzo. In collaborazione con il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (SISP), si era provveduto, infatti, a creare una zona dedicata alle persone che presentavano sintomi riconducibili al Covid-19. Nessuna anomalia viene riscontrata nella gestione degli ospiti, né per ciò che concerne i DPI (dispositivi di protezione individuale per i dipendenti), così come per l’intervento in sicurezza delle addette alle pulizie, e le sale di vestizione e svestizione».

Come naturale conseguenza e logico sviluppo, sempre in collaborazione con il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, il Servizio di Prevenzione e Protezione della Diaconia Valdese, il direttore sanitario e il responsabile di struttura – con successiva approvazione della commissione di vigilanza – hanno pianificato una riorganizzazione del Rifugio in quattro aree, con una suddivisione interna di spazi e gestione degli ospiti. Vengono, così, identificate delle squadre incaricate degli spostamenti, in base ad un cronoprogramma definito e con compiti attribuiti alle squadre stesse, composte da ogni risorsa disponibile, eccetto OSS ed infermieri ai quali è chiesto di concentrarsi solo ed esclusivamente sugli ospiti. 

La riorganizzazione di cui sopra, avvenuta il giorno seguente, ha richiesto un importante sforzo organizzativo e logistico: gestire un’operazione così complessa e delicata, in tempi strettissimi, e dopo settimane di enorme fatica fisica, emotiva e psicologica, non è stato semplice. «Ci teniamo a precisare, che durante il pomeriggio vi sono stati alcuni momenti di incertezza presso uno dei nuclei della struttura, riconducibili tuttavia a iniziative personali di alcuni operatori, non concordate con i superiori e per i quali si stanno valutando opportuni provvedimenti. Incertezze che non hanno in alcun modo inficiato l’assistenza personale agli ospiti, l’assistenza infermieristica e il servizio della cena».

La presenza di tamponi positivi all’interno della struttura non è necessariamente collegata alla scarsa attenzione per la sicurezza: gli stessi protocolli adottati al Rifugio sono applicati in altre strutture della Diaconia Valdese che, al momento, non registrano alcun positivo. È il caso dell’Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone dove, su 85 ospiti presenti in struttura 83 sono risultati negativi, 2 "non pervenuti", ovvero da rifare e, per quanto riguarda i dipendenti, su 59 sottoposti al test solo 1 persona (che non svolge attività di assistenza) è risultata positiva pur essendo asintomatica.

 

 

 

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