Buoni esempi, da non dimenticare

A emergenza conclusa non dimentichiamoci cos’hanno fatto «i nuovi italiani» per la popolazione 

Affianchiamo all’articolo della Campagna dell’Unar (contro ogni forma di razzismo) l’articolo di Anna Meli, direttora della comunicazione del Cospe, un’associazione privata, laica e senza scopo di lucro che opera in 25 paesi con oltre settanta progetti per difendere il rispetto dei diritti umani.

Ancora prima del lockdown e della drammatica escalation lombarda e italiana, la comunità cinese si è mobilitata in tutta Italia per dare supporto economico e concreto agli ospedali e alla cittadinanza in difficoltà. 

Era infatti il 3 marzo quando il tempio buddista di Prato spedì 30mila mascherine chirurgiche e 300 chili di disinfettante all’ospedale Niguarda di Milano. 

Le cronache locali riportano successivamente di altre donazioni, di invii di mascherine a comuni e ospedali che le associazioni cinesi hanno fatto in molte altre regioni italiane. 

È bene ricordare che nei mesi precedenti e precisamente da metà gennaio, quando il virus imperversava in Cina, i cittadini cinesi sono stati bersaglio di una campagna discriminatoria e denigratoria molto pesante. 

Il primo caso registrato al numero di sostegno alle vittime di razzismo istituito da COSPE è proprio una segnalazione di offese e insulti ai danni di studenti cinesi di Belle Arti a Firenze.

È poi notizia di questi giorni che anche le associazioni di senegalesi si sono mobilitate in tutta Italia, sia per provare a dare sostegno ai tanti ambulanti senza lavoro, sia per le realtà territoriali dove abitano. A Pontedera, lo scorso 24 marzo, 5 associazioni hanno donato 1600 euro al Sindaco per l’assistenza a chi è in difficoltà a causa del coronavirus.

«A Pontedera abbiamo trovato una città aperta. Noi siamo pontederesi e vogliamo partecipare non come comunità straniera ma come cittadini, perché dove hai la famiglia, dove hai la tua casa e dove hai il tuo lavoro quella è la tua città», ha affermato il presidente di una delle 5 associazioni. 

Anche il Summit delle Diaspore, a cui partecipano molte realtà associative e singoli esperti di origine straniera, ha attivato uncrowdfunding per la Croce Rossa Italiana, «per costruire insieme l’Italia del domani» come si legge nel messaggio inviato dal coordinatore, Cleophas Dioma.

Uno spirito solidale che stupisce solo chi non conosce la realtà dell’immigrazione o chi usa il tema in modo solo strumentale. Una ricerca svolta nel 2019 dal sociologo Maurizio Ambrosiniper i Centri Servizi Volontariato conferma infatti l’attivismo sociale degli immigrati sul territorio italiano: il 55% dei volontari di origine straniera si impegna in modo continuativo da 6 anni nel volontariato. Secondo il primo rapporto di Caritas Italiana e Csv-net sul fenomeno, i volontari stranieri erano presenti in un terzo degli empori solidali.

«Un’esplorazione dell’altra faccia della luna, – ha scritto Ambrosini nell’introduzione – abbiamo voluto guardare alle persone di origine immigrata che passano metaforicamente dall’altra parte della linea rossa che distingue fornitori e percettori di aiuti». 

In queste settimane le bacheche facebook di molti «nuovi Italiani» sono piene di appelli e di incoraggiamenti per l’Italia e per tutti noi. 

C’è chi, come il maliano Bamba Sissoko, racconta la ricostruzione del suo villaggio dopo un incendio devastante e, parafrasando il celebre rapper Ghali, invoca «Forza, cara Italia, uniti e rispettando le regole ce la facciamo».

Chi, come Idriss Kane, operaio di Milano per una tipografia che fa imballaggi per alimentari e farmaci all’uscita del turno di notte affida ad un lungo post le frustrazioni e lo scoramento di quando gli immigrati venivano additati come portatori di malattie e gli veniva chiesto di tornare «a casa» ma che condivide anche la carica di chi va a lavorare nonostante tutto e non vuole mollare: «Se la casa-Italia brucia, tutti insieme tenteremo di spegnere il fuoco, se la barca-Italia rischia di affondare, o ci salviamo tutti insieme o affondiamo tutti insieme. Questo per me è essere una comunità».

Immigrati buonisti o profondo senso civico?

Sicuramente un’altra faccia della luna da far conoscere e non dimenticare, anche quando l’emergenza sarà finita.

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