Il latitante Ivan Caldarola si è costituito

Questa mattina il giovane rampollo della famiglia Caldarola, appartenente al clan degli Strisciuglio, si è consegnato alla Questura di Bari. Soddisfazione della giornalista Maria Grazia Mazzola

Questa mattina il detenuto Ivan Caldarola, tra gli evasi dal carcere di Foggia nella rivolta di lunedì scorso, di cui abbiamo scritto ieri su riforma.it , si è consegnato negli uffici della Questura di Bari. 21 anni, barese, Ivan Caldarola è stato arrestato a gennaio 2019 per estorsione e detenzione illegale di armi da fuoco e imputato per lo stupro aggravato di una bambina di 12 anni(accusa mossa quando lui aveva 17 anni). 

In Questura Ivan Caldarola è stato accompagnato dall’avvocato e dalla madre, Monica Laera, madre di Francesco (detenuto per omicidio) e moglie del boss Lorenzo Caldarola (in carcere per associazione mafiosa), già condannata con l’accusa di associazione di stampo mafioso in Cassazione. Inoltre Monica Laera è stata rinviata al giudizio del Tribunale di Bari per i reati di aggressione fisica con aggravante mafiosa, lesioni e minacce di morte nei confronti dell’inviata del Tg1 Maria Grazia Mazzola. La Laera, facendo pesare il suo status di donna della mafia, aggrediva il 9 febbraio 2018 con un pugno in pieno viso la giornalista RAI, mentre svolgeva un’inchiesta sulla crescente militarizzazione del quartiere Libertà di Bari da parte dei clan che affiliano i minorenni. In particolare – come confermano le immagini registrate dalle telecamere nascoste e acquisite dalla magistratura – la Mazzola veniva aggredita verbalmente e fisicamente mentre stava facendo domande proprio sul giovane Ivan, rampollo in ascesa della famiglia.

Soddisfazione della giornalista Mazzola che, subito sul suo profilo Facebook, ha così commentato la notizia: «Il Fiato addosso della polizia e l’attenzione dell’opinione pubblica hanno vinto! Le mie denunce, la denuncia del segretario di stampa romana, Lazzaro Pappagallo, la mobilitazione dell’opinione pubblica, l’articolo del Fatto quotidiano pubblicato oggi, le vostre proteste, hanno mosso una montagna e soprattutto l’attenzione giudiziaria sul clan che non ha dato tregua!». 

Sulle motivazioni che hanno spinto il latitante a consegnarsi alla polizia, accompagnato dalla boss Laera e dai legali, la Mazzola ha scritto ancora con toni appassionati: «Il latitante è rimasto per giorni a casa della madre mafiosa, Monica Laera, sotto processo per l’aggressione da me subita. È rimasto in via Petrelli a Bari, dove sono stata aggredita con un pugno mentre ero su suolo pubblico, al Quartiere Libertà: che bel segnale per la gente che ci abita! Scusate, ma è normale? Perché non l’hanno cercato lì nella tana naturale? E poi: la madre ha accompagnato il figlio alla polizia: perché questa sceneggiata? Il figlio è maggiorenne, no? Perché accompagnato dalla madre? Questa sceneggiata è una bella costruzione difensiva per fare vedere che Laera è una brava donna e per ottenere il minimo della pena, perché la latitanza del figlio avrebbe pesato negativamente sul processo in corso contro la madre mafiosa che mi ha aggredito e che è ancora libera. I legali puntano ad avere il minimo della pena per le lesioni che mi ha procurato. Il latitante si è consegnato per questo motivo, per non pesare sul giudizio in corso a Bari contro la madre. Lo vedremo al processo!».

Intanto il processo con rito abbreviato contro Ivan Caldarola si sarebbe dovuto celebrare il prossimo 17 marzo, ma l’udienza verrà rinviata d’ufficio per la sospensione dovuta all’emergenza coronavirus. 

 

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