Coronavirus. Rosarno, l'appello di Mh: «Smontare i ghetti. I braccianti possano vivere in luoghi salubri»

In alcuni campi manca l'acqua. Impossibile per i braccianti, dunque, qualsiasi forma di precauzione contro la diffusione del virus. Di qui l'allarme e la proposta del programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Smontare – in modo civile e dignitoso – i ghetti della piana di Gioia Tauro, e  non solo, mettere al sicuro, in luoghi in cui possano seguire tutte le misure preventive contro la diffusione del coronavirus, le persone che ci vivono.

Lo chiedono gli operatori di Mediterranean Hope (Mh), programma migranti e rifugiati della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, che dallo scorso settembre ha avviato un progetto di supporto ai migranti in Calabria e nella piana di Gioia Tauro, nello specifico.

Che la situazione sanitaria nei “ghetti” sia insostenibile, ovvero nelle tendopoli formali ed informali del territorio, lo conferma anche Carlo Romagnoli, medico specialista in igiene, epidemiologia e sanità pubblica, già dirigente sanitario in Umbria, in pensione da pochi mesi, che si occupa di salute comunitaria ed è in visita in questi giorni nella zona, insieme agli operatori di MH.

«I ghetti andrebbero subito smontati perché sono luoghi insalubri – spiega Romagnoli – . C’è un insediamento a Taurianova, dove vivono circa 250 persone, che è attualmente senza acqua né servizi igienici. I migranti vivono in condizioni deprecabili dal punto di vista igienico-sanitario, ovviamente in una situazione del genere è impossibile sia lavarsi le mani che mantenere la distanza di almeno un metro. Per queste ragioni, riteniamo che quei ghetti andrebbero smantellati e che le persone abbiano diritto, oggi più che mai, a vivere in condizioni dignitose. I ghetti della piana sono un luogo dove ogni precauzione è impossibile e costituiscono per tanto un pericolo reale per la salute pubblica, per chi ci vive in primis ma per tutto il territorio, ovviamente».

Mediterranean Hope rilancia questa come «Un’occasione, seppur nella situazione drammatica in cui vive l’intero Paese, per garantire il diritto alla salute di centinaia di persone, e quindi il diritto alla salute di un’intera regione e di tutto il Sud, per rendere un posto migliore la piana di Gioia Tauro, cercando anche di rimuovere i rifiuti che sono sparsi in tutta la zona».

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