La letteratura contro ogni virus

Quando la risposta alla paura è nello sguardo dei sino-italiani

Quello che l'Italia sta affrontando è un periodo di emergenza nuovo e insospettabile. Dall'inizio del 2020 l'attualità e la quotidianità del Paese ha intrapreso una strada ripida e faticosa per ritornare alla normalità. Il tutto condito da una mala-informazione che ha inizialmente apportato panico e istigato alla ricerca del colpevole e in seguito a una continua distribuzione di notizie, inevitabilmente, troppo poco precise per non destare confusione. Nel marasma degli equilibri saltati e della paura irrazionale – senza dimenticare i pochi ma inquietanti casi di razzismo nei confronti di persone di origine asiatica – solo la positività e la civiltà possono riportare gli equilibri di cui l'intero Paese ha bisogno.
È notizia di pochi giorni fa quella di mascherine e guanti monouso donati alla Lombardia dalla comunità cinese. Ad annunciare la notizia è stato l'assessore regionale al Bilancio Davide Caparini durante l'aggiornamento sullo stato del contagio: “La comunità cinese, in particolare l’Unione generale delle Scuole di lingua cinese di Milano, ha donato 30 mila mascherine a 4 veli, 600 mascherine Ffp3, 400 Ffp2 e 30 mila guanti monouso”. Positività, dovere civile e, forse, anche una buona dose di generosità.

La comunità cinese in Italia
Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, all'inizio del 2018, la comunità cinese in Italia presenziava con un numero poco pià alto delle 300 mila unità. La quarta per numero di residenti in Paese subito dopo quelle romena, albanese e marocchina. Un valore alto che probabilmente fatica a corrispondere all'esperienza che ogni italiano autoctono caucasico ha nella sua personale esperienza nell'incontro o nella relazione di persone di origine asiatiche. Eppure a seguito della Prima Guerra Mondiale la migrazione cinese vide l'Italia come un nuovo sbocco lavorativo. Negli anni a seguire, il flusso, è diventato sempre più costante e consistente tanto da essere arrivati ad oggi già a una seconda e a una terza generazione di italiani di origine cinese sul suolo italiano. Milano, Prato, Roma, Torino tra le prime città a seguire le altre, con in media una presenza che varia dalle 1000 alle 3000 mila unità per centro abitato.

Distanza e diffidenza
In un momento storico, come quello attuale, di grande fermento e di ritorno a certe fastidiose e dannose politiche “inquisitorie” nei confronti di persone asiatiche. Il centro del dibattito si è spostato nuovamente sulle comunità cinesi dei vari quartieri di ogni singola città. Un dibattito senza alcun tipo di fondamento etico o scientifico che ha solo portato una nuova (ed ennesima) ondata di razzismo nei confronti di una comunità che con dignità e impegno ha portato avanti i propri interessi economici, familiari e personali nel segno dell'estremo rispetto civile. Un rispetto “eccessivo2 che spesso è stato accusato essere “mancanza di desiderio di integrazione” e quindi da osservare con diffidenza e distanza.

I giovani sino-italiani
Questa diffidenza è stat un po' scalfita grazie alla nascita di un progetto editoriale e sociale importantissimo e primo nel suo obiettivo: il concorso “Cinarraiamo” organizzato dalla casa editrice Orientalia e dall'associazione di seconde generazioni italo-cinesi Associna. Una grandiosa opportunità per la comunità cinese e per quella italiana di entrare in contatto senza distanze ma con una grande voglia di leggersi, di scoprirsi. I quattro racconti vincitori sono stati così inseriti dentro la raccolta “Cinarriamo. Racconti sino-italiani” uscita a febbraio 2019 per la casa editrice Orentalia.
“In tutti i racconti emerge con forza l'urgenza degli autori a voler uscire dall'angolo della rappresentazione stereotipata che li vuole chiusi nella comunità cinese – racconta nell'introduzione la fondatrice di Orientalia Palmira Pergolato - e si rivela esplicitamente la necessità di avviare finalmente una narrazione più corretta e verosimile che ne sveli le reali sensibilità di nuovi cittadini di origine cinese e che ne riconosca le effettive capacità di influenza nel contesto socio-culturale italiano, per certi versi stantio, di cui già sono interpreti attivi”.

Cinarriamo. Racconti sino-italiani. Zhu Jie, Liliana Lao, Luna Cecilia Kwok, Alessandro Zhu, Orentalia editore, 91 p., 10 euro

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