Al via il Sinodo del Rio de La Plata 2020. Intervista alla moderatora Tron

L’educazione cristiana al centro delle discussioni ma anche le sfide poste dalla situazione politica del continente latinoamericano e i cambiamenti nelle chiese

Dall’1 al 3 febbraio si svolgerà in Uruguay il Sinodo de la Iglesia valdense del Rio de la Plata, che riunirà rappresentanti delle comunità valdesi di Uruguay e Argentina, insieme a pastore e pastori e referenti delle opere diaconali che la chiesa svolge in entrambe nazioni.

Si tratterà di un Sinodo tematico sull’educazione nella chiesa e il suo valore per le comunità evangeliche valdesi. Solo durante l’ultima giornata si riunirà la commissione amministrativa per deliberare su questioni puntali.

Il Sinodo tematico avrà tre momenti: nel primo verranno condivise le esperienze delle comunità, nel secondo saranno messi in discussione i diversi modi di educare attraverso una visione teologica e, infine, nel terzo momento si cercheranno strumenti adeguati provenienti dall’educazione popolare.

«Abbiamo costituito una Commissione sinodale sull’educazione cristiana che affronterà una riflessione su questo tema a partire dall’esperienza della comunità, l’interpretazione teologica e la sfida di lavorare su questo tema con una lettura popolare» ci ha detto la moderatora de la Mesa valdense Carola Tron raggiunta telefonicamente dall’Agenzia Nev che le ha rivolto alcune domande.

Quali sono le criticità che le chiese del terzo millennio si trovano ad affrontare? Quali sono, secondo lei, le possibili soluzioni a queste criticità? 

La nuova realtà che stiamo affrontando ha a che vedere con un cambiamento di paradigma sui modi di essere chiesa che mettono in discussione l’istituzione in sé, la rappresentanza, l’impegno e i modi di partecipare. Si è ridotto molto il nucleo che porta avanti le attività. Questo cambia anche il nostro punto di vista e c’è una tendenza a sovraccaricare di lavoro i pochi che sono rimasti perché rimanga inalterata l’attività. Quando la comunità che ha dato vita a una struttura si riduce bisogna ripensare anche i modi della partecipazione e ai modi di essere comunità di vita con spazi sostenibili e di vera condivisione. Dobbiamo ragionare su come stimolare nuove vocazioni che avranno forse una forma diversa rispetto a quelle conosciamo sempre nel solco della nostra identità protestante.

Come pensa che la Chiesa valdese si possa relazionare con i cambiamenti politici in atto nel continente latinoamericano?

Stiamo affrontando un contesto molto effervescente, con cambiamenti politici e sociali e grandi manifestazioni su temi centrali come diritti umani, povertà e necessità basiche insoddisfatte. Registriamo una presenza forte di settori fondamentalisti legati a gruppi che lavorano facendo pressione per determinate politiche. In questo senso la nostra posizione viene dal Vangelo ed è portatrice di un messaggio di inclusione, tolleranza verso le diversità, enfasi sulle minoranze. È importante che la Chiesa sia capace di avere una parola profetica su questi temi. In Uruguay affrontiamo una nuova presidenza della repubblica con un cambio de linea politica importante; in Argentina c’è un nuovo governo che si trova ad affrontare una crisi profonda. In questo contesto sento che il nostro ruolo è quello di interpretare l’evangelo per generare comunità inclusive e amorose.

Al Sinodo del rio de la Plata parteciperà la moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta e molti ospiti stranieri.

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