Al fianco della giornalista Mazzola

Una delegazione delle chiese battiste pugliesi presente al presidio che si è svolto ieri davanti al tribunale di Bari, dove si è tenuta l’udienza preliminare sull’aggressione compiuta dalla boss Laera

«La mia scorta sono i cittadini e le cittadine», così proclama l’inviata speciale del Tg1 Maria Grazia Mazzola, ai giornalisti presenti ieri mattina davanti alla sede provvisoria del tribunale di Bari e posando il suo sguardo sui presenti. Tra le altre associazioni, che avevano aderito al presidio in sostegno alla giornalista aggredita e minacciata da Monica Laera, esponente del clan Strisciglio di Bari, anche alcuni membri delle chiese battiste di Conversano e Bari, insieme al pastore di Mottola Dario Monaco e al presidente dell’Associazione delle chiese evangeliche battiste di Puglia e Basilicata, Edoardo Arcidiacono.

Maria Grazia Mazzola, scesa di nuovo tra chi la attendeva davanti ai cancelli del tribunale, in attesa dell’udienza preliminare in cui sono state presentate 10 costituzioni di parte civile, ha pubblicamente ringraziato: tutte le associazioni presenti, don Francesco Preite, direttore dell’istituto salesiano sito nel quartiere Libertà di Bari, dove si è svolta l’aggressione e dove vive la signora Laera, e le chiese evangeliche intervenute.

Con in mano una copia della Costituzione italiana, che ha anche distribuito ai presenti, Mazzola ha ribadito che sta combattendo, con i cittadini onesti al suo fianco, una battaglia perché sia riconosciuta la matrice mafiosa dell’atto violento e intimidatorio contro di lei, perché i giovani di Bari possano avere certezze, sicurezza e lavoro, per allontanarli dalle sirene della mafia, e perché il quartiere Libertà merita di meglio.

«Nelle prossime occasioni – ha affermato il pastore battista Dario Monaco – per udienze o altri eventi, non mancherà l’appoggio di tutte le chiese evangeliche della Puglia, perché la lotta alla mafia rimanga uno dei fronti in cui le nostre chiese possano continuare a portare la propria voce nell’agone pubblico, perché, come ci siamo ritrovati d’accordo nel dire con don Francesco, la cultura e il metodo mafioso non hanno nulla a che fare, e nessun posto possono trovare, nel discorso cristiano».

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