Non giudicate, affinché non siate giudicati

Un giorno una parola – commento a Matteo 7, 1-2

Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali; darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio
Deuteronomio 1, 17

Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati
Matteo 7, 1-2

Mi sforzo di non giudicare, anzi spesso mi sforzo di vedere le questioni da più angolature, per moderare il mio giudizio e comprendere la realtà anche dalla prospettiva di chi mi sta di fronte. Lascio così cadere l’atteggiamento di chi vuole giudicare e assumo l’atteggiamento di chi vuole ascoltare, dialogare, giungere a una posizione condivisa. Ecco, questo mi sembra debba essere l’atteggiamento e la prassi di chi rifiuta di tranciare giudizi “a priori”. Così il “non giudicare” viene liberato da qualsiasi atteggiamento paralizzante, per paura di essere a nostra volta giudicati, senza che vengano ascoltate le nostre ragioni o ci sia data la possibilità di esprimerle.

Come sarebbe bello il mondo se il giudizio, lo scontro, la squalifica venissero posticipati a ripetuti tentativi onesti di dialogo e a sforzi di comprensione per le ragioni dell’altro! Assistiamo, invece, specialmente nel campo della lotta politica, a sforzi per accentuare lo scontro, la difesa dei propri interessi. L’altro viene giudicato senza appello come incapace, corrotto, in malafede. La questione diventa, se possibile, ancora più grave quando entrano in ballo questioni territoriali ed economiche, come avviene negli scontri tra Paesi e Stati. Lì scoppiano le guerre, dimenticando che con le guerre tutto è perduto, mentre col dialogo tutto è possibile.

Non mancano esempi di faide sanguinose a livello di famiglie, clan e cosche. Non mancano neppure esempi tragici in cui chi sta al potere non ha riguardo per le persone e i gruppi da cui si sente minacciato o sente minacciata la propria politica. Purtroppo le chiese e i singoli credenti non sono immuni dal demone dello scontro cruento, insensibile alle ragioni dell’altro o dell’altra. Vengono così sostenute politiche discriminatorie verso i meno tutelati, siano essi immigrati, migranti, persone con orientamento sessuale non maggioritario o gruppi etnici minoritari. Il giudizio sugli “altri” è senza appello e pur di “colare il moscerino”, quell’elemento particolare che non si condivide, si appoggia chi schiaccia l’intera società in una morsa di giudizio senza dialogo e senza possibilità di pace. Senza dialogo si percorre la strada del giudizio impietoso, non c’è possibilità di ravvedimento e tutto è perduto.

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