I Vangeli tra testimonianza e creazione letteraria

Il libro di Corrado Augias e dello storico del Cristianesimo Giovanni Filoramo

Corrado Augias, giornalista e conduttore televisivo, è uno scrittore estremamente prolifico, di vasti interessi. Tra questi vi è una indubbia attenzione al fenomeno religioso, tanto che, lui ateo, ha già dedicato diversi libri al Nuovo Testamento. Ricordiamo per esempio: Inchiesta su Gesù, insieme al prof. Mauro Pesce. Questo format, che prevede un esperto che viene intervistato e incalzato da Augias, evidentemente si è dimostrato di successo, perché ricompare anche nell’ultima fatica del nostro autore. Questa volta, nel libro Il grande romanzo dei Vangeli, viene affiancato da Giovanni Filoramo, professore di Storia del Cristianesimo, e affronta quella vasta platea formata dai personaggi, singoli o collettivi, che attorniano la figura centrale di Gesù. Tra i personaggi singoli abbiamo così Maria, Giuseppe, la Maddalena e altri; mentre tra i personaggi collettivi abbiamo la folla, il Sinedrio, o anche i monti.

Da dove nasce questa scelta? Augias afferma che questi personaggi, nel corso del tempo, sono stati come cristallizzati dalla lettura tradizionale e rinchiusi in una funzione di simboli, perdendo in tal modo la loro umanità. Prendendo quindi lo spunto da un’affermazione dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, secondo cui i testi sacri sono un ramo della letteratura fantastica, Augias prova a raccontare questi personaggi quasi fossero protagonisti di un dramma o di un romanzo. Ma per far questo occorre cercare di comprenderli nel loro ambiente e a ciò provvede lo storico Filoramo con precisione e anche con una certa leggerezza di stile. La domanda che il credente si pone è se sia legittima la lettura dei Vangeli che li equipara alla letteratura fantastica, o se non rischi di renderli irrilevanti per la vita e per la fede, riducendoli al pari di un qualsiasi romanzo, per quanto appassionante. Va detto che ormai da quasi un secolo si riflette sulla natura dei quattro Evangeli e sul “Gesù storico” e, come spesso succede, il pendolo della discussione oscilla tra l’accettazione o la negazione del loro valore storico

La realtà sta probabilmente nel mezzo, nel senso che la tradizione su cui gli evangelisti fondano il loro racconto è molto solida. Ma è anche vero che gli evangelisti non sono dei cronisti neutri: ciò che essi vogliono fare è dare testimonianza del Risorto, raccontando di lui anche prima della croce. E lo fanno con il linguaggio e lo stile degli storici del loro tempo. Questo spiega certe parole che vengono riportate e che l’evangelista non può certo aver ascoltato, come ad esempio il Magnificat cantato da Maria in Luca 1, 40ss., o anche certi racconti che ci lasciano perplessi, ma che hanno una forte valenza teologica. Ma spiega anche certi silenzi, incomprensibili per il lettore moderno, come quello riguardante la figura di Giuseppe. Si tratta di curiosità a cui tentarono di rispondere, maldestramente, alcuni scritti posteriori e di fronte alle quali anche Augias deve fermarsi. La ragione sta nel fatto che simili problemi che appassionano un lettore del XX secolo, sono semplicemente irrilevanti per gli evangelisti, i quali guardano a un’altra realtà. Quella, appunto, del Cristo risorto.

È questo il nodo: è certamente legittimo leggere i Vangeli come documenti letterari o storici, ma il loro valore e il loro significato sta nel fatto che essi indicano un evento, la resurrezione di Gesù, che non è classificabile con gli strumenti della ricerca storica perché si pone al di là della storia e fonda una storia nuova (J. Moltmann). Ora, i nostri due autori con la loro opera accompagnano il lettore attraverso un percorso certamente non facile. E lo fanno con serietà e con partecipazione fornendo al lettore italiano, spesso digiuno di conoscenze bibliche, degli strumenti per farsi una propria opinione e, speriamo, per trovare il gusto di procedere oltre nella ricerca.

* C. Augias – G. Filoramo, Il grande romanzo dei Vangeli. Torino, Einaudi 2019, pp. 265, euro 19,50.

Foto: dipinto di Lorenzo Veneziano, Cristo salva Pietro dall' annegamento, 1370

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