Una casa di preghiera per tutti i popoli

La chiesa episcopale di St. Paul a Boston accoglie ogni venerdì i musulmani per la preghiera

La chiesa episcopale di St. Paul di Boston ha come motto le parole di Isaia 56,7 «una casa di preghiera per tutti i popoli» e al venerdì ospita, dall’estate del 2000, circa 300-350 musulmani, per lo più uomini, per la preghiera di mezzogiorno. 

Lo racconta Lynette Wilson in un articolo sul sito dell’Episcopal News Service: una quindicina di file di tappeti da preghiera di seta vengono stesi sul pavimento, e un gruppo eterogeneo di persone si ritrova qui: arrivano dai Balcani, dal Nord Africa, dal Medio Oriente, dall’Asia meridionale e dal Sudest asiatico, e qui sono i benvenuti: nemmeno le tensioni e la paura verso il mondo islamico, e le popolazioni immigrate in genere, sono riuscite a scalfire lo spirito di accoglienza che, anzi, in questi quasi vent’anni si è consolidato.

Non si tratta solo di aprire le porte della chiesa, ma anche di organizzare iniziative comuni: la più recente, in corso fino al 6 dicembre, è una mostra sulla figura di Abramo (“Abramo: da uno, molti”), patriarca caro alle tre religioni, il cui percorso di vita e di fede è stato interpretato da tre artisti (Sinan Hussein, Qais Al Sindy, Stai Azoulay; il dettaglio sulla mostra si può trovare qui). La mostra, ospitata a St. Paul con la collaborazione delle comunità musulmane ed ebraiche, è stata realizzata dall’organizzazione no profit Caravan, fondata e presieduta da Paul-Gordon Chandler, episcopale con una vasta esperienza internazionale, così come gli altri membri del direttivo.

Si tratta di una iniziativa che, mentre aiuta a scoprire qualcosa delle altre religioni, costringe ognuno a capire meglio anche la propria: confrontandosi con persone di tradizioni diverse, spiega infatti la decana della cattedrale, Amy McCreath, sottolineando l’importanza, soprattutto in un momento come quello attuale, di conoscere meglio le connessioni fra cristianesimo, ebraismo e islam, si contrasta «quel settarismo e quella violenza sia intellettualmente, conoscendo la storia, sia costruendo relazioni con persone reali».

In un paese (gli Usa), scrive l’autrice dell’articolo facendo riferimento a una recente ricerca del Pew Research Center, in cui l’”alfabetizzazione religiosa” è in calo ma la religione gioca un ruolo crescente, «le relazioni interculturali costruiscono tolleranza».

La convivenza pacifica si “costruisce” anche con aspetti molto concreti: nel 2014 la chiesa di St. Paul ha sostenuto ingenti spese di ristrutturazione (10 milioni di dollari), rinnovando profondamente i propri locali: porte a vetri che danno sulla strada, rimozione dei tradizionali banchi, creazione di spazi polifunzionali, installazione di lucernari per aumentare la luminosità, e istallazione di lavabi per le abluzioni rituali. Da allora, gli incontri di preghiera del venerdì si tengono non più nel seminterrato, ma “alla luce del sole”, un messaggio anche visivo di lotta alla paura: «In un periodo storico e politico, in particolare dopo l’11 settembre, in cui siamo incoraggiati a diffidare delle persone di fede diversa, soprattutto migranti, soprattutto musulmani, noi vogliamo testimoniare la menzogna» insita in questi discorsi, ha affermato McCreath.

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