Cile, lungo petalo di mare

L'ultimo libro di Isabel Allende è un appassionato omaggio alla patria e al poeta Neruda

“Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l'aria, ma non togliermi il tuo sorriso”. Questi versi di Pablo Neruda mi sono venuti in mente quando ho chiuso il libro, terminata la lettura. E ho anche pensato che questi sono i giorni giusti per leggere “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende, pubblicato da Feltrinelli. Alla radio mentre scrivo è stato annunciato un altro corridoio umanitario dal Niger, luogo di transito nel deserto, frontiera che gronda sangue e odora di morte, come nelle peggiori guerre. Leggo un reportage e poi sui social alcuni dettagli, in particolare quanto spiega in poche parole Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Alto Commissariato per i rifugiati per il Mediterraneo Centrale, che da tempo denuncia i pericoli e le condizioni disumane di detenzione in Libia. È ora che si mettano i diritti umani prima di tutto. 

La situazione è in evoluzione ed è complessa. Difficile da riassumere in poche parole. Dunque, torniamo al libro della Allende che racconta nel suo dispiegarsi storico una vicenda drammatica ma colma di speranza, quella della nave “Winnipeg” che nel settembre del 1939 portò oltre duemila spagnoli repubblicani dalla Francia a Valparaiso, in Cile. Fu un passaggio umanitario organizzato su interessamento di Pablo Neruda, ai tempi giovane diplomatico tra Spagna e Francia, futuro Premio Nobel per la letteratura, che consentì l’accoglienza in Cile di profughi che fuggivano dal regime franchista e che si sarebbero integrati nel nuovo Paese, arricchendone la cultura. Fino alla dittatura di Pinochet che costrinse alcuni di loro alla prigionia, alla tortura e nuovamente all’esilio. La scrittura della Allende è magistrale in questo romanzo che – come ha spiegato a Torino alla presentazione del libro per la rassegna “Aspettando il Salone” venerdì 25 ottobre – è emerso dalla penna della scrittrice latinoamericana 40 anni dopo aver ascoltato il racconto di un testimone. Un tempo molto lungo. Quello della storia del Cile, quello della scrittrice che ritorna al suo passato e quello dell’elaborazione della vita del protagonista, nel romanzo Victor Dalmau, che è realmente esistito nella persona di Victor Pey, morto a 103 anni nel 2018, pochi giorni prima dell’uscita del libro. Come se avesse aspettato l’ultima pagina, per potersene andare in pace e lanciare così il suo monito. 

Una vita da medico sul campo nella guerra civile spagnola, giovanissimo e ancora senza laurea, ma già in prima linea a salvare vite umane, ad alleviare la sofferenza, sempre dalla parte degli ultimi, Victor nelle diverse circostanze che si presentano, negli incontri umani e spirituali, non rinuncia a vivere quei frammenti di amore che gli consentono di opporsi al male, di tenere lontani gli incubi fino a trasformarli in modo resiliente e trovare nuovamente il coraggio di schierarsi e lottare – anche nella memoria - dalla parte della vita. E della vita in abbondanza, persino quando tutto intorno è solo dolore e miseria. 

La scrittrice cilena, che è stata esule in Venezuela, dove ha conosciuto Victor Pey, adesso vive in California ma non ha mai smesso di avvertire il forte collegamento con le sue origini e la scrittura di questo romanzo lo dimostra. “Lungo petalo di mare” è il Cile in un verso di Pablo Neruda, che l’autrice conobbe e incontrò quando era una giovane giornalista. E se è diventata scrittrice è anche grazie a quell’incontro che le rivelò il suo talento creativo che poco si addiceva a una reporter. Il libro è un lungo ringraziamento, colmo di gratitudine, al poeta.

Il Cile è in questi giorni nuovamente attraversato dalle proteste. Sabato 26 ottobre, a Santiago la “marcia più grande di tutte” è stata aperta da oltre mille donne, silenziose, vestite a lutto e con i garofani bianchi per ricordare le vittime degli scontri: le crescenti disuguaglianze e le migrazioni sono un problema globale ma se non riusciremo a cambiare il modo di pensare per affrontare i problemi sociali ed economici, non potremo ripensare il futuro. Non solo pane, anche rose per un avvenire che sarà ancora e di nuovo attraversato da passaggi stretti, perché la storia si ripete pur prendendo sembianze diverse.

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