Polonia, il governo all’attacco dell’educazione sessuale

Il disegno di legge, già approvato dalla Camera, prevede il carcere per gli educatori che si occupano del tema in presenza di minori. Il commento di Pawel Gajewski, pastore valdese delle chiese di Terni e Perugia

Una Polonia sempre più conservatrice, che non disdegna il silenzio su temi cruciali come l’educazione. Sembra questa l’idea promossa da un disegno di legge chiamato Stop Pedofilia, approvato la scorsa settimana dalla camera bassa del parlamento polacco e attesa nei prossimi giorni in Senato per la conversione definitiva in legge.

La legge nasce da un’iniziativa popolare promossa da associazioni di area cattolica, già impegnate negli ultimi anni in campagne antiabortiste e oggi in prima fila accanto al governo, guidato dai conservatori nazionalisti del PiS. Il partito di Jarosław Kaczyński, infatti, ha da subito sostenuto la proposta di legge.

Stop Pedofilia è un nome che, esattamente come pro vita, non ammette nessun tipo di contraddittorio. Chi si può definire “anti-pro vita”, di conseguenza “pro-morte”, oppure “anti-stop pedofilia”, e quindi “pro pedofilia”? Naturalmente nessuno.

Ma il punto è che qui la pedofilia non c’entra quasi nulla. Dello stesso avviso è Pawel Gajewski, pastore valdese delle chiese di Terni e Perugia, secondo cui «il vero nome dovrebbe essere “Stop educazione sessuale”. Prawo i Sprawiedliwość, il partito che ha stravinto le ultime elezioni, vuole rendere reato l’insegnamento di tutto ciò che riguarda la sessualità umana. Siamo di fronte a un qualcosa che non ha, credo, precedenti nei paesi occidentali. Questo è veramente grave, perché nasce da una sessuofobia che una parte del cattolicesimo polacco sventola come una bandiera, nasce dalla paura del diverso, in primis da un'omofobia terribile, e nasce nell'ambito di una società che nella sua stragrande maggioranza è fortemente maschilista. Queste tre cose stanno alla base di una legge che penalizza, anzi rende reato ciò che in tutti i paesi occidentali è uno standard educativo comunemente accettato».

Nel 2016 era stata proposta una legge che, per impianto culturale, somigliava a questa, ma aveva come bersaglio il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Quel testo fu bloccato dal partito di governo, lo stesso di oggi, prima di diventare legge. Gran parte del merito dello stop del 2016 va dato alle grandi manifestazioni di piazza, alla forte mobilitazione civica. Questa volta, la mobilitazione sembra non essere altrettanto grande. Ci si è in qualche modo abituati anche culturalmente a questa impostazione?

«Potrebbe essere una ragione, ma io ho paura che nella società di oggi, che gioca molto con gli slogan e non approfondisce, lo slogan "Stop pedofilia" faccia breccia. Certo, se io non conoscessi i contenuti di questa proposta di legge, forse anche io direi “benissimo, combattiamo questa piaga”, ma il problema è diverso. La maggior parte della società polacca è mal informata, perché tutta la campagna a favore di questa legge è stata giocata in un modo assolutamente scorretto, perché sono stati tirati fuori alcuni personaggi, alcuni casi, molto isolati, delle persone che ad esempio sostengono i diritti delle minoranze sessuali o persone che sono impegnate nel campo dell'educazione sessuale nella psichiatria infantile. Tirando fuori casi isolati di persone che hanno commesso errori gravi o gravissimi si vuole screditare tutto l'impianto tutto l'aspetto, benefico per la società, che sta dietro ad una corretta educazione sessuale, e che sta dietro al riconoscimento dei diritti delle minoranze. Tutto questo è stato giocato in maniera molto scorretta e ha creato tantissima confusione nella società. Per quanto riguarda l'aborto, la situazione fu molto più netta e molto più chiara».

Si tratta di posizioni e proposte di legge che vengono sostenute dalla corrente più conservatrice della chiesa cattolica polacca, quella che parla attraverso le frequenze di Radio Maryja. Si tratta di corrente compatta e uniforme o anche all'interno del mondo cattolico stanno emergendo delle realtà più progressiste?

«Le realtà e le persone più progressiste ci sono sempre state anche all'interno della chiesa cattolica polacca, ma si è sempre trattato di una minoranza, una minoranza che non ha mai avuto la possibilità, se non in alcuni rarissimi momenti, di diffondere le proprie idee e le proprie opinioni. Molte di queste persone sono fuoriuscite dalla Chiesa cattolica in questi ultimi trent'anni. Diversi intellettuali cattolici di altissimo livello hanno abbandonato la chiesa. In effetti la corrente conservatrice, o addirittura reazionaria, è compatta quando bisogna portare avanti battaglie come questa che stiamo analizzando, ma la stessa corrente ha dentro di sé ancora diciamo orientamenti molto diversi, perché in Polonia si sta affermando sempre di più quella linea di ultra-ortodossia cattolica romana legata addirittura all arcivescovo Lefebvre e i cosiddetti lefebvristi, quindi l'ala ultra-conservatrice. Ci sono anche movimenti di matrice carismatica, paragonabili ad alcune chiese pentecostali, che però per quanto riguarda questioni etiche e sociali assomigliano molto alla cosiddetta destra religiosa negli Stati Uniti. Paradossalmente, si trovano in una buona sintonia con le correnti conservatrici dell'universo pentecostale evangelico».

Il partito di Kaczyński dovrà forzare i tempi, perché oggi ha i numeri per far passare la legge anche alla camera alta, ma dovrà essere approvata entro la fine del mese, perché poi la composizione del Senato cambierà (si è votato il 13 ottobre) e il PiS passerà da una maggioranza assoluta (61 senatori su 100) a una relativa (49 su 100). Numeri insufficienti per un’approvazione definitiva.

Nella foto: Varsavia

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