Cile. Lettera pastorale: «Siamo una società stanca, indignata e indebitata»

Izani Bruch, della Chiesa evangelica luterana in Cile-IELCH interviene sulla difficile situazione che sta attraversando il paese

La pastora Izani Bruch, della Chiesa evangelica luterana in Cile-IELCH, ha firmato una lettera pastorale a proposito dei disordini e delle violenze che il paese sta vivendo da quando il governo ha alzato il prezzo del biglietto della metropolitana.

«Ripudiamo ogni atto di violenza e vandalismo. Ma non lasciamoci ingannare facilmente dai media; ciò che vive a Santiago è la risposta alla violenza strutturale che esiste nel paese, è il risultato di un sistema di ingiustizie» si legge nel testo firmato da Bruch.

Le proteste in Cile sono iniziate a causa di un aumento del costo dei biglietti della Metro de Santiago, una compagnia privata partecipata dallo Stato che gestisce il trasporto nella capitale e che ha aumentato il prezzo del biglietto nelle ore di punta di 30 pesos, fino a 830 pesos (circa 1,2 dollari).

Le manifestazioni poi si sono estese e radicalizzate e la protesta si è allargata nonostante il coprifuoco decretato nel fine settimana, una misura eccezionale che non si vedeva dai tempi della dittatura di Augusto Pinochet, e il successivo ritiro del provvedimento da parte del governo di Sebastián Piñera.

Il Cile è uno dei paesi più ricchi della regione sudamericana ma fortissime sono al suo interno le disuguaglianza sociali e l’insofferenza dei cittadini per il costo della vita e la mancanza di riforme economiche si fa sentire.

«Viviamo in una società di frammentazione e polarizzazione, con un’economia di mercato neoliberista che pone la crescita economica come una priorità e trasforma tutto in produzione e consumo di beni. Questo sistema guida valori che distruggono la vita della creazione e danneggiano profondamente la dignità umana. In una società come il Cile con un’economia di mercato neoliberista, vengono favorite la concorrenza e la sopravvivenza delle persone “più adatte” e la disuguaglianza sociale aumenta, ciò è alla radice di ciò che è accaduto» si legge nella lettera pastorale.

Nel testo Bruch parla di «protesta di un popolo stanco e indignato di fronte a così tanti abusi» e scrive che anche se gli atti di vandalismo sono da ripudiare non si può non condannare «un sistema economico che, in nome della produzione e della crescita economica, mantiene bassi i salari della classe operaia, in cui 12.000 persone muoiono ogni anno a causa della mancanza di cure mediche, dove i prezzi delle medicine rendono impossibile dare seguito ai trattamenti sanitari, in cui le famiglie hanno le loro case ipotecate per pagare l’educazione dei loro figli e figlie, dove le persone pagano i pasti con carte di credito perché non possono permettersi di mangiare, dove le persone anziane si trovano in una situazione di povertà a causa delle loro misere pensioni, e ora corrono il rischio di perdere anche le loro case perché non possono pagare la tassa sulla casa. L’aumento delle baraccopoli in tutto il paese a causa di politiche di edilizia pubblica inadeguate, la privatizzazione del diritto all’acqua e il deterioramento dell’ambiente, tra molti altri fattori, portano la popolazione alla disperazione».

«Siamo una società stanca, indignata e indebitata – prosegue Bruch -. Non abbiamo bisogno di militari per le strade, non abbiamo bisogno di uno stato di emergenza, abbiamo bisogno di un nuovo ordine sociale con strutture più giuste, più eque e partecipative. Chiediamo al governo di promuovere politiche pubbliche che consentano un accesso equo ai beni comuni. Riteniamo che il percorso non sia la repressione e la criminalizzazione delle proteste legittime, ma la promozione di un sistema di maggior benessere che promuove la cura della vita e della creazione, un sistema che ci consente di avere e vivere con il necessario» conclude.

Qui il testo completo della lettera pastorale.

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